Costruire il capotasto grafite chitarra: guida
Il capotasto. Quel pezzettino di materiale, spesso minuscolo e quasi invisibile, che sta lì, all’inizio della tastiera, e che quasi nessuno calcola finché non inizia a dare problemi. Eppure, ti assicuro, è uno dei componenti più cruciali per la stabilità dell’accordatura e la suonabilità della tua chitarra. Ho passato anni a battagliare con capotasti di plastica che si consumavano, che bloccavano le corde ogni volta che usavo il vibrato, o peggio, che me le facevano “friggere” sui primi tasti. Era una frustrazione continua.
Poi ho scoperto il capotasto in grafite. Sembra una cosa da liutaio PRO, di quelle che vedi fare in video super fighi con attrezzi che costano come una macchina usata. Ma ti assicuro che, con gli attrezzi giusti, un po’ di pazienza e la voglia di sporcarti le mani, puoi farlo anche tu. E la soddisfazione, quando la chitarra tiene l’accordatura come un orologio svizzero e le corde scorrono via lisce, è impagabile.
Molti hobbisti si bloccano qui. Temono di rovinare il manico, di sbagliare l’altezza delle corde, di limare troppo o troppo poco. “È troppo delicato”, pensano. “Meglio lasciar fare a un professionista.” Certo, un professionista farà un lavoro impeccabile. Ma il bello del fai da te è proprio questo: imparare, sbagliare, rifare, e alla fine avere tra le mani qualcosa che hai creato tu, con le tue mani. Questo articolo è la guida che avrei voluto avere io quando ho iniziato a smanettare con i miei primi capotasti.
Ti guiderò passo dopo passo, ti dirò quali materiali e attrezzi servono, quali sono le misure da prendere e, soprattutto, quali errori evitare. Perché, fidati, io li ho fatti quasi tutti. E ora ti racconto come ho imparato a non ripeterli.
Perché il capotasto in grafite? I vantaggi che ho scoperto sulla mia pelle.
.biafax-photo-grid { display: grid !important; gap: 12px; margin: 24px 0; }
.biafax-photo-grid-3v { grid-template-columns: repeat(3, 1fr) !important; }
.biafax-photo-grid-2h { grid-template-columns: repeat(2, 1fr) !important; }
.biafax-photo-grid a { display: block; overflow: hidden; border-radius: 6px; line-height: 0; }
.biafax-photo-grid img { width: 100%; height: 100%; object-fit: cover; aspect-ratio: 4 / 3; transition: transform 0.3s ease; }
.biafax-photo-grid a:hover img { transform: scale(1.03); }
.biafax-photo-grid br { display: none; }
.biafax-photo-grid-caption { text-align: center; font-style: italic; color: #555; margin: -12px 0 24px; }
.biafax-lightbox-overlay { position: fixed; inset: 0; background: rgba(0,0,0,0.92); display: flex; align-items: center; justify-content: center; z-index: 99999; cursor: zoom-out; }
.biafax-lightbox-overlay img { max-width: 92vw; max-height: 92vh; object-fit: contain; border-radius: 4px; }
@media (max-width: 768px) {
.biafax-photo-grid-3v { grid-template-columns: 1fr !important; }
.biafax-photo-grid-2h { grid-template-columns: 1fr !important; }
}
(function() {
if (window.biafaxGridLightbox) return;
window.biafaxGridLightbox = true;
document.addEventListener(‘click’, function(e) {
var a = e.target.closest(‘a[data-lightbox]’);
if (!a) return;
e.preventDefault();
var overlay = document.createElement(‘div’);
overlay.className = ‘biafax-lightbox-overlay’;
overlay.innerHTML = ‘‘;
document.body.appendChild(overlay);
overlay.addEventListener(‘click’, function() { overlay.remove(); });
document.addEventListener(‘keydown’, function handler(ev) {
if (ev.key === ‘Escape’) { overlay.remove(); document.removeEventListener(‘keydown’, handler); }
});
});
})();
In questa galleria: sagomatura, corpo, elettrica, installazione e pickup.
.biafax-photo-grid { display: grid !important; gap: 12px; margin: 24px 0; }
.biafax-photo-grid-3v { grid-template-columns: repeat(3, 1fr) !important; }
.biafax-photo-grid-2h { grid-template-columns: repeat(2, 1fr) !important; }
.biafax-photo-grid a { display: block; overflow: hidden; border-radius: 6px; line-height: 0; }
.biafax-photo-grid img { width: 100%; height: 100%; object-fit: cover; aspect-ratio: 4 / 3; transition: transform 0.3s ease; }
.biafax-photo-grid a:hover img { transform: scale(1.03); }
.biafax-photo-grid br { display: none; }
.biafax-photo-grid-caption { text-align: center; font-style: italic; color: #555; margin: -12px 0 24px; }
.biafax-lightbox-overlay { position: fixed; inset: 0; background: rgba(0,0,0,0.92); display: flex; align-items: center; justify-content: center; z-index: 99999; cursor: zoom-out; }
.biafax-lightbox-overlay img { max-width: 92vw; max-height: 92vh; object-fit: contain; border-radius: 4px; }
@media (max-width: 768px) {
.biafax-photo-grid-3v { grid-template-columns: 1fr !important; }
.biafax-photo-grid-2h { grid-template-columns: 1fr !important; }
}
(function() {
if (window.biafaxGridLightbox) return;
window.biafaxGridLightbox = true;
document.addEventListener(‘click’, function(e) {
var a = e.target.closest(‘a[data-lightbox]’);
if (!a) return;
e.preventDefault();
var overlay = document.createElement(‘div’);
overlay.className = ‘biafax-lightbox-overlay’;
overlay.innerHTML = ‘‘;
document.body.appendChild(overlay);
overlay.addEventListener(‘click’, function() { overlay.remove(); });
document.addEventListener(‘keydown’, function handler(ev) {
if (ev.key === ‘Escape’) { overlay.remove(); document.removeEventListener(‘keydown’, handler); }
});
});
})();
.biafax-photo-grid { display: grid !important; gap: 12px; margin: 24px 0; }
.biafax-photo-grid-3v { grid-template-columns: repeat(3, 1fr) !important; }
.biafax-photo-grid-2h { grid-template-columns: repeat(2, 1fr) !important; }
.biafax-photo-grid a { display: block; overflow: hidden; border-radius: 6px; line-height: 0; }
.biafax-photo-grid img { width: 100%; height: 100%; object-fit: cover; aspect-ratio: 4 / 3; transition: transform 0.3s ease; }
.biafax-photo-grid a:hover img { transform: scale(1.03); }
.biafax-photo-grid br { display: none; }
.biafax-photo-grid-caption { text-align: center; font-style: italic; color: #555; margin: -12px 0 24px; }
.biafax-lightbox-overlay { position: fixed; inset: 0; background: rgba(0,0,0,0.92); display: flex; align-items: center; justify-content: center; z-index: 99999; cursor: zoom-out; }
.biafax-lightbox-overlay img { max-width: 92vw; max-height: 92vh; object-fit: contain; border-radius: 4px; }
@media (max-width: 768px) {
.biafax-photo-grid-3v { grid-template-columns: 1fr !important; }
.biafax-photo-grid-2h { grid-template-columns: 1fr !important; }
}
(function() {
if (window.biafaxGridLightbox) return;
window.biafaxGridLightbox = true;
document.addEventListener(‘click’, function(e) {
var a = e.target.closest(‘a[data-lightbox]’);
if (!a) return;
e.preventDefault();
var overlay = document.createElement(‘div’);
overlay.className = ‘biafax-lightbox-overlay’;
overlay.innerHTML = ‘‘;
document.body.appendChild(overlay);
overlay.addEventListener(‘click’, function() { overlay.remove(); });
document.addEventListener(‘keydown’, function handler(ev) {
if (ev.key === ‘Escape’) { overlay.remove(); document.removeEventListener(‘keydown’, handler); }
});
});
})();
In questa galleria: sagomatura, corpo, elettrica, installazione e pickup.
Ok, partiamo dal perché. Perché spendere tempo e fatica per installare un capotasto in grafite quando la tua chitarra ne ha già uno? La risposta è semplice: un mondo di differenza in termini di prestazioni. Non è solo questione di “tono”, anche se influisce pure su quello. È soprattutto una questione di funzionalità.
Il vantaggio principale della grafite è la sua capacità di auto-lubrificarsi. Le corde, specialmente quando usi il vibrato, fai bending estremi, o semplicemente accordi, si muovono all’interno delle scanalature del capotasto. Se il materiale è ruvido o ha troppa frizione (come spesso accade con la plastica economica), la corda si “pizzica” e non torna alla sua posizione originale. Risultato? La chitarra scorda. Continuamente.
Con un elemento in grafite, le corde scivolano via che è un piacere. Questo significa:
- Stabilità dell’accordatura: Addio frustrazioni post-bending o dopo un’escursione con la leva del tremolo. La corda torna al suo posto.
- Meno rotture delle corde: Se la corda si blocca e sfrega troppo, si usura e si spezza più facilmente. La grafite riduce questo stress.
- Miglior sustain: Un capotasto ben fatto e con il giusto contatto con il manico può aiutare a trasmettere meglio le vibrazioni al resto dello strumento. Non aspettarti miracoli, ma un piccolo contributo c’è.
- Suono più bilanciato: Rispetto all’osso, che tende a essere più brillante, o alla plastica, spesso “spenta”, la grafite offre un suono leggermente più caldo e rotondo, con un attacco morbido. È una questione di gusti, certo, ma a me piace un sacco.
Ricordo la prima volta che ho provato una chitarra con un capotasto ben fatto in grafite. Era una Stratocaster che aveva sempre avuto problemi di accordatura con la leva. Dopo il cambio, era un altro mondo. Potevo maltrattare la leva quanto volevo, e tornava sempre in pitch. È stato lì che ho capito che non era solo un upgrade “da fighetto”, ma una vera e propria necessità per chi suona seriamente.
Certo, ci sono altri materiali validi. L’osso, ad esempio, è un classico, offre un suono brillante e un buon sustain, ma non ha le proprietà auto-lubrificanti della grafite e richiede una lavorazione più attenta. Il TUSQ (un materiale sintetico) è ottimo, ma anch’esso non è auto-lubrificante quanto la grafite pura. La plastica, beh, quella è per le chitarre da battaglia o per chi non si è ancora reso conto di quanto può migliorare la propria esperienza di suono. Per me, per una chitarra elettrica, specialmente con un ponte tremolo, il nut in grafite è la scelta definitiva.
Materiali e attrezzi: la lista della spesa (e cosa ho imparato a non comprare).
Prima di iniziare a smontare la chitarra e fare danni, serve la giusta attrezzatura. Non ti servirà un laboratorio di liuteria, ma qualche attrezzo specifico è indispensabile. E fidati, qui non si scappa: ho provato a fare “all’italiana” con attrezzi di fortuna e ho solo perso tempo e rovinato pezzi.
Ecco cosa ti serve per lavorare il tuo capotasto in grafite:
Materiali essenziali:
- Blocco di grafite: Non lesinare sulla qualità. Ci sono marchi come Graph Tech (con il loro “Black TUSQ XL”) che offrono blocchi pre-formati o grezzi, già con ottime proprietà. Se trovi un blocco grezzo di grafite pura, ancora meglio. L’importante è che sia di buona qualità.
- Colla: Un tubetto di Super Attack gel o una colla epossidica bicomponente a presa rapida. E ricorda: ne servirà POCHISSIMA.
- Nastro adesivo di carta (masking tape): Per proteggere la tastiera e la paletta dai graffi e dalla polvere di grafite.
- Matita 2H o pennarello indelebile fine: Per le marcature.
- Carta vetrata fine: Dalla 320 alla 1000/2000 grit, per la finitura e la lucidatura.
- Blocchetto per levigare: Un pezzo di legno o gomma con una superficie piana, per tenere ferma la carta vetrata.
Attrezzi indispensabili:
- Calibro di precisione: Indispensabile. Un calibro digitale è il top per la precisione. Non ti fidare dell’occhio, mai.
- Lime per capotasto (Nut Files): Questo è l’investimento più importante. Non puoi fare un lavoro decente senza le lime specifiche per le scanalature delle corde. Ho provato a usare lime generiche, e ho solo creato solchi a “V” invece che a “U”, che pizzicavano le corde. Esistono set specifici per chitarra elettrica, con diverse misure (gauge) per ogni corda. Un set da .010″ a .046″ o .052″ è un buon punto di partenza.
- Squadra da liutaio (Straight Edge) e spessimetri (Feeler Gauges): Per controllare l’altezza delle corde sul primo tasto e la planarità del manico.
- Martello di gomma/plastica: Per rimuovere il vecchio capotasto con delicatezza.
- Righello per action (String Action Ruler): Utile per misurare l’altezza delle corde in vari punti.
- X-Acto knife o taglierino affilato: Per incidere la vernice attorno al vecchio capotasto.
- Morsa da banco con protezioni in gomma o legno: Per tenere ferma la paletta mentre lavori. Non stringere troppo!
- Pazienza: Non è un attrezzo, ma è il più importante di tutti. Questo è un lavoro di fino, da fare con calma.
Cosa ho imparato a non comprare (o a non usare):
- Lime generiche da ferramenta: Assolutamente no. Non sono fatte per le corde e rovinano il capotasto.
- Colla forte in quantità industriali: Il capotasto deve essere tenuto fermo, non saldato per l’eternità. Se ne metti troppa, sarà un incubo rimuoverlo in futuro.
- “Attrezzi” improvvisati: Cacciaviti per fare leva, carta vetrata arrotolata per limare le scanalature. Ho provato. Non funziona.
Prepara il tuo banco di lavoro. Assicurati di avere buona luce e spazio sufficiente. Questo non è un lavoro da fare di fretta o su un tavolino instabile.
Preparazione: smontiamo e misuriamo (e non farti prendere dal panico).
Bene, hai gli attrezzi e il materiale. Ora si inizia a fare sul serio. La fase di preparazione è cruciale, perché un errore qui può compromettere tutto il lavoro. Non farti prendere dal panico, prenditi il tuo tempo.
1. Rimuovere il vecchio capotasto:
- Allenta le corde: Rimuovile completamente, o almeno allentale abbastanza da poterle spostare via dalla paletta.
- Proteggi il manico: Applica del nastro adesivo di carta sulla tastiera, proprio a ridosso del capotasto, e anche sulla paletta, per proteggere la finitura da eventuali graffi o scheggiature.
- Incidi la vernice: Se il capotasto è incollato e la chitarra è verniciata, spesso la vernice si estende anche sul capotasto. Con un X-Acto knife o un taglierino molto affilato, incidi delicatamente lungo i bordi del capotasto, dove incontra il legno del manico e della tastiera. Questo previene che la vernice si scheggi quando rimuovi il capotasto. Ho visto gente strappare via pezzi di tastiera per non aver fatto questo passaggio. Piano, eh!
- Rimuovi il capotasto: Appoggia la chitarra su un piano stabile, con la paletta che sporge leggermente. Metti un blocchetto di legno morbido sul lato del capotasto rivolto verso la paletta. Con il martello di gomma, dai dei colpetti delicati e decisi al blocchetto. Il capotasto dovrebbe staccarsi senza troppa resistenza. Se non si muove, prova a dare qualche colpetto da sotto, ma con estrema cautela. Mai forzare.
- Pulisci lo slot: Una volta rimosso, pulisci bene lo slot dove alloggiava il vecchio capotasto. Rimuovi residui di colla, polvere o sporco. Deve essere una superficie pulita e piana.
2. Prendere le misure:
Questo è il momento della massima precisione. Ogni millimetro conta.
- Misura lo slot del capotasto sul manico:
- Larghezza: Con il calibro, misura la larghezza dello slot (da lato a lato) e la larghezza del manico in quel punto. Il nuovo capotasto dovrà avere la stessa larghezza dello slot, o essere leggermente più stretto per poterlo rifinire.
- Altezza: Misura l’altezza dello slot (dal fondo al punto più alto del fretboard).
- Profondità: Misura la profondità dello slot.
Spesso non sono misure identiche a quelle del capotasto vecchio. Prendi sempre la misura dal neck.
- Misura il vecchio capotasto (se era ok come dimensioni):
- Larghezza: Se il vecchio capotasto aveva la giusta larghezza e lo spacing delle corde era corretto, puoi usarlo come riferimento per la larghezza del nuovo.
- Altezza: Misura l’altezza dal fondo alla parte superiore.
- Spessore: Misura lo spessore.
Questo ti dà un’idea di massima per il blocco grezzo.
- Raggio della tastiera (Fretboard Radius): Se non lo conosci, usa un righello da liutaio o un set di sagome per raggi per determinarlo. È importante perché la parte superiore del capotasto (dove appoggiano le corde) dovrebbe seguire il raggio della tastiera per una migliore suonabilità.
3. Sagomatura iniziale del blocco di grafite:
Ora prendiamo il nostro blocco grezzo di grafite e iniziamo a dargli una forma.
- Taglia a misura: Usa una piccola sega a dorso (o anche un Dremel con un disco da taglio per materiali duri, ma con cautela e occhiali di protezione!) per tagliare il blocco di grafite alla larghezza approssimativa dello slot. Lascia un po’ di margine (0.5-1 mm per lato), non essere preciso al millimetro qui, rifiniremo dopo.
- Spessore: Se il blocco è troppo spesso, riducilo con carta vetrata su una superficie piana. Deve entrare nello slot senza forzare, ma senza gioco eccessivo.
- Altezza: Taglia il blocco all’altezza approssimativa, lasciando anche qui un margine di sicurezza. Di solito, un capotasto nuovo è sempre più alto del necessario. Meglio avere di più e poter limare, che avere di meno e dover ricominciare.
- Squadra il fondo: Questo è fondamentale. La parte inferiore del capotasto deve essere perfettamente piana e perpendicolare ai lati. Se non è perfettamente squadrata, il capotasto non avrà un buon contatto con il legno del manico e le vibrazioni non si trasmetteranno bene. Usa un blocchetto per levigare con carta vetrata fine e strofina il capotasto su di esso fino a quando la superficie non è perfettamente piatta.
- Prova l’incastro: Inserisci il capotasto nello slot. Dovrebbe entrare con una leggera pressione, ma senza dover usare un martello. Se è troppo stretto, lima i lati un po’ alla volta. Se è troppo largo, dovrai rifare il blocco o riempirlo (ma è una soluzione di ripiego). Deve essere aderente.
Fermati un attimo. Controlla tutto. Le misure sono giuste? Il capotasto si incastra bene? Se è così, sei pronto per la parte più delicata: le scanalature.
Scanalature: l’arte di limare senza rovinare (e come ho imparato a non affondare troppo).
Questa è la fase dove si decide se la tua chitarra sarà suonabile o se finirà a friggere come una patatina. Le scanalature per le corde sono il cuore del capotasto in grafite. Richiedono precisione e, soprattutto, pazienza certosina.
1. Marcare le posizioni delle corde:
Questo è un passaggio critico. Le corde devono essere equidistanti e ben allineate con il manico.
- Trova il centro: Segna il centro esatto del capotasto.
- Marca le corde esterne (Mi basso e Mi cantino): Decidi la distanza dei Mi dai bordi del manico. Di solito, si lascia un piccolo margine (es. 3-4 mm) dal bordo del fretboard. Misura e segna questi punti.
- Marca le corde interne: Ora, il trucco è dividere lo spazio rimanente in parti uguali per le corde interne. Esistono righelli specifici per lo spacing delle corde che ti facilitano la vita. Altrimenti, puoi fare un calcolo:
- Misura la distanza tra il Mi basso e il Mi cantino.
- Dividi questa distanza per il numero di spazi tra le corde (5 per una 6 corde).
- Usa il calibro per trasferire queste misure sul capotasto.
Una volta ho sbagliato lo spacing e le corde mi cadevano dai bordi del fretboard quando facevo i bending. Che rabbia!
- Verifica l’allineamento: Appoggia il capotasto sul manico (senza incollarlo ancora). Metti le corde Mi alto e Mi basso nelle loro posizioni marcate e controlla che siano allineate con i bordi del manico e con il ponte.
2. La limatura iniziale:
Ora prendiamo le lime specifiche.
- Scegli la lima giusta: Usa la lima del gauge corretto per ogni corda. La lima per il Mi basso sarà più spessa di quella per il Mi cantino. La scanalatura deve essere larga quanto la corda, o leggermente più larga, ma mai più stretta.
- Angolo di limatura: Lima la scanalatura con un leggero angolo, puntando verso la paletta. Questo aiuta la corda a non pizzicarsi e a mantenere l’intonazione. Immagina che la corda debba avere una leggera rampa che scende verso il piolo della meccanica.
- Vai piano, controlla spesso: Questo non è un lavoro da fare di fretta. Lima un po’, poi appoggia il capotasto sul manico, metti la corda e controlla l’altezza. La corda dovrebbe essere appena sopra il primo tasto.
- La regola del “tap test”: Un buon modo per capire se la profondità è giusta è premere la corda sul terzo tasto. Dovrebbe esserci un leggerissimo spazio tra la corda e il primo tasto. Se la corda tocca il primo tasto, la scanalatura è troppo profonda e la corda “frigge”. Se c’è troppo spazio, la chitarra sarà dura da suonare sui primi tasti.
- Errore comune: limare troppo in profondità. Una volta l’ho fatto, e la chitarra friggeva in maniera imbarazzante. Ho dovuto rifare tutto il capotasto. Meglio limare poco e dover tornare indietro, che limare troppo e dover ricominciare da capo. La corda dovrebbe essere appena sopra il primo tasto quando non è premuta. Pensa a come si sente la chitarra al primo tasto: deve essere morbida, non dura come al 5°.
3. Rifinitura delle scanalature:
Una volta raggiunta l’altezza corretta, devi perfezionare le scanalature.
- Allarga leggermente: Le scanalature non devono essere troppo strette. Le corde devono muoversi liberamente. Passa la lima un’ultima volta per assicurarti che la scanalatura sia liscia e che la corda non sia compressa lateralmente.
- Smussa i bordi: Rimuovi eventuali spigoli vivi dalle scanalature. Le corde devono scorrere senza attriti.
- Controlla il raggio: La parte superiore del capotasto, dove poggiano le corde, dovrebbe avere un leggero raggio che segue quello della tastiera. Puoi ottenere questo limando delicatamente la parte superiore del capotasto con una lima piatta, controllando con la sagoma del raggio.
4. Sagomatura finale e lucidatura:
Il capotasto non deve solo funzionare bene, ma deve anche avere un bell’aspetto.
- Forma estetica: Con una lima piatta o della carta vetrata, dai una forma piacevole alla parte superiore del capotasto. Può essere arrotondata, piatta, o seguire la forma del manico. È una questione di estetica personale.
- Levigatura: Inizia con carta vetrata di grana 320, poi passa a 400, 600, 800, 1000 e infine 2000. Ogni passaggio deve rimuovere i segni del precedente. Questo renderà il capotasto liscio e gradevole al tatto e alla vista.
- Lucidatura (opzionale): Puoi usare un panno morbido e un po’ di pasta lucidante per plastica o metalli per dare al capotasto una finitura brillante.
Hai fatto la parte più difficile. Ora manca solo l’installazione e il setup finale.
Installazione e setup finale: il momento della verità (e della birra).
Il capotasto è pronto, levigato e lucidato. Le scanalature sono perfette (si spera!). Ora è il momento di installarlo sulla chitarra e fare gli ultimi aggiustamenti.
1. Pulizia:
Assicurati che lo slot sul manico sia perfettamente pulito e privo di polvere o residui di colla. Anche la base del capotasto deve essere impeccabile.
2. Incollaggio:
Questo è un passaggio delicato. Ricordi quando ti ho detto di usare POCHISSIMA colla? Bene, è il momento di metterlo in pratica.
- Applica una singola, piccola goccia di Super Attack gel o colla epossidica bicomponente sulla parte inferiore del capotasto, o nello slot del manico. Non spalmare. Non esagerare. La colla serve solo a tenere il capotasto fermo, non a bloccarlo per l’eternità. Se ne metti troppa, sarà un incubo rimuoverlo in futuro, e potresti danneggiare il manico.
- Posiziona il capotasto nello slot. Assicurati che sia ben allineato e che non ci siano spazi vuoti.
- Tieni premuto per qualche secondo, finché la colla non fa presa. Non muoverlo finché non è stabile.
3. Re-stringing e accordatura:
Una volta che la colla ha fatto presa, puoi rimontare le corde.
- Monta le corde e accorda la chitarra alla tensione standard. Le corde eserciteranno una pressione sul capotasto, aiutando a tenerlo in posizione.
- Suona qualche accordo, fai qualche bending, usa il vibrato (se ne hai uno). Controlla che le corde scorrano liberamente nelle scanalature e che la chitarra tenga l’accordatura.
4. Controlli e aggiustamenti finali:
Questo è il momento in cui capisci se hai fatto un buon lavoro. Se suona bene, ti meriti una birra.
- Altezza delle corde al primo tasto: Controlla di nuovo l’altezza delle corde sul primo tasto. Premi la corda al terzo tasto e verifica che ci sia un leggerissimo spazio sul primo. Se le corde “friggono”, hai limato troppo in profondità. Se sono troppo alte, la chitarra è dura da suonare e potresti dover limare ancora un po’ (ma con estrema cautela!).
- Action generale: Il capotasto influenza l’action solo sui primi tasti. Per l’action generale, potresti dover regolare il ponte.
- Intonazione: Dopo aver cambiato il capotasto e regolato l’action, è sempre una buona idea controllare e regolare l’intonazione.
- Truss rod
Vedi anche
- Capotasto ottone chitarra: la guida.
- Rimuovere tasti chitarra: guida essenziale.
- Scala chitarra elettrica DIY: passo dopo passo
STRICH DIY Electric Guitar Kit, LP Style Mahogany Body & Maple Neck Guitar with HH Pickups, Easy to Assemble Kit with All Parts Included – Build Your Own Electric Guitar SLP-D30Vedi su Amazon



