{"id":278814,"date":"2026-06-26T11:00:00","date_gmt":"2026-06-26T11:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/biafax.it\/it\/?p=278814"},"modified":"2026-06-26T15:01:26","modified_gmt":"2026-06-26T13:01:26","slug":"storia-chitarra-elettrica-le-5-tappe-chiave","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/biafax.it\/it\/storia-chitarra-elettrica-le-5-tappe-chiave\/","title":{"rendered":"Storia chitarra elettrica: le 5 tappe chiave."},"content":{"rendered":"<h1>Storia chitarra elettrica: le 5 tappe chiave<\/h1>\n<p>Quando penso alla mia prima chitarra <a href=\"\/it\/la-storia-chitarra-elettrica-podcast-5-tappe-chiave\/\">elettrica<\/a>, una Yamaha Pacifica usata, non mi sono mai fermato a riflettere su quanta strada avesse fatto quello strumento per arrivare fin l\u00ec. Per me era semplicemente una chitarra, con i suoi pickup, il suo ponte e il suo manico. Ma dietro ogni componente, ogni innovazione, c&#8217;\u00e8 una storia di ingegno, di tentativi, e spesso di fallimenti.<\/p>\n<p>La <strong>storia della chitarra elettrica<\/strong> \u00e8 un viaggio pazzesco, un percorso fatto di colpi di scena e intuizioni geniali. Non \u00e8 nata perfetta, ma si \u00e8 evoluta, passo dopo passo, per rispondere a un&#8217;esigenza semplice: farsi sentire.<\/p>\n<p>Se sei qui, probabilmente hai gi\u00e0 smontato qualche pickup o hai almeno pensato di farlo. Sai che dietro la facciata lucida di una chitarra c&#8217;\u00e8 un mondo di elettronica e meccanica. Oggi, per\u00f2, facciamo un salto indietro nel tempo. Voglio raccontarti le cinque tappe chiave che hanno plasmato lo strumento che amiamo, con qualche aneddoto e il contesto umano di chi ha avuto quelle idee. Alla fine, spero che avrai una storia in pi\u00f9 da raccontare al prossimo concerto, o magari la spinta per sperimentare sulla tua prossima <a href=\"\/it\/modifica-chitarra\/\">modifica chitarra<\/a>.<\/p>\n<h2>1. I primi vagiti: quando l&#8217;acustica non bastava pi\u00f9 (Anni &#8217;20 &#8211; primi &#8217;30)<\/h2>\n<div style=\"display:flex;border:2px solid #ff9900;border-radius:8px;padding:15px;margin:20px 0;background:#fff;box-shadow:0 2px 8px rgba(0,0,0,0.1);align-items:center;\">\n  <div style=\"flex:0 0 150px;margin-right:15px;\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/m.media-amazon.com\/images\/I\/71KjHAWSxkL._AC_UL320_.jpg\" alt=\"Taylor 214ce Grand Auditorium Acoustic-electric Guitar - Natural\" style=\"max-width:100%;height:auto;border-radius:4px;\">\n  <\/div>\n  <div style=\"flex:1;\">\n    <div style=\"font-size:16px;font-weight:bold;margin-bottom:6px;\">Taylor 214ce Grand Auditorium Acoustic-electric Guitar - Natural<\/div>\n    <div style=\"margin-bottom:6px;\"><span style=\"color:#ff9900;\">&#9733; 5<\/span> (21 recensioni)<\/div>\n    \n    <a href=\"https:\/\/biafax.it\/it\/go\/117\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow sponsored\" style=\"display:inline-block;background:#ffd814;color:#000;padding:10px 20px;border-radius:20px;text-decoration:none;font-weight:bold;border:1px solid #fcd200;\">Vedi su Amazon<\/a>\n  <\/div>\n<\/div>\n<p>Immaginatevi l&#8217;America degli anni &#8217;20 e &#8217;30. Le big band jazz riempivano le sale da ballo, e i chitarristi, con le loro acustiche, facevano una fatica boia a farsi sentire in mezzo a trombe, sassofoni e batterie. Era un problema serio.<\/p>\n<p>La chitarra era un po&#8217; la Cenerentola dell&#8217;orchestra. Suonava, s\u00ec, ma il suo volume era ridicolo rispetto agli altri strumenti. Serviva qualcosa per amplificarla, e in fretta.<\/p>\n<p>I primi tentativi erano un po&#8217; rudimentali, diciamocelo. Si mettevano microfoni davanti alla cassa armonica, ma il feedback era un incubo e il suono era sottile, senza corpo. Non era la soluzione.<\/p>\n<p>Poi, qualcuno ha avuto l&#8217;idea: se la chitarra non \u00e8 abbastanza rumorosa, perch\u00e9 non farla suonare da sola, usando l&#8217;elettricit\u00e0? L&#8217;idea era di convertire le vibrazioni delle corde in un segnale elettrico, e poi amplificarlo.<\/p>\n<p>Qui entra in gioco George Beauchamp, un chitarrista e inventore, e Adolph Rickenbacker, un ingegnere. Loro, insieme a Paul Barth, nel 1931 fondarono la Electro String Instrument Corporation.<\/p>\n<p>Il loro primo successo commerciale fu la Rickenbacker Electro A-22, affettuosamente soprannominata &#8220;Frying Pan&#8221; (padella). Era un corpo solido in alluminio fuso, senza cassa armonica, con un manico rotondo e un pickup a ferro di cavallo.<\/p>\n<p>Questo pickup era una vera rivoluzione: un grande magnete a ferro di cavallo che circondava le corde, con una bobina avvolta attorno a una barra di acciaio. Le corde, vibrando, tagliavano il campo magnetico, generando una corrente elettrica. Semplice e geniale.<\/p>\n<p>La &#8220;Frying Pan&#8221; non era bella, diciamocelo. Sembrava davvero una padella con un manico. Ma era <em>forte<\/em>. Era il primo strumento a corde amplificato elettricamente prodotto in serie, e funzionava. Questo \u00e8 un punto fondamentale nella <strong>storia della chitarra elettrica<\/strong>.<\/p>\n<p>Il suono? Era metallico, risonante, quasi da lap steel. Perfetto per il blues hawaiano e i primi esperimenti jazz. Non era ancora la chitarra rock, ma aveva aperto la strada. \u00c8 stato il primo passo verso la chitarra che conosciamo, e ogni volta che saldiamo un pickup, dovremmo ricordarci di questi pionieri.<\/p>\n<h2>2. Il corpo solido e il twang del single coil: l&#8217;era Fender (Fine anni &#8217;40 &#8211; &#8217;50)<\/h2>\n<p>Dopo i primi esperimenti, negli anni &#8217;40, il problema del feedback era ancora l\u00ec. Se amplificavi troppo una chitarra semi-acustica, ululava come un lupo alla luna. Serviva qualcosa che eliminasse del tutto la cassa armonica.<\/p>\n<p>Qui entrano in scena due figure che hanno cambiato per sempre la <strong>storia della chitarra elettrica<\/strong>: Les Paul e Leo Fender.<\/p>\n<p>Les Paul, un genio della chitarra e dell&#8217;innovazione, nel 1941 realizz\u00f2 &#8220;The Log&#8221;. Prese un pezzo di legno massiccio, una traversina ferroviaria per intenderci, e ci attacc\u00f2 le ali di una chitarra Epiphone hollow-body solo per l&#8217;estetica. Al centro, c&#8217;erano due pickup artigianali.<\/p>\n<p>&#8220;The Log&#8221; era brutta, ingombrante, ma funzionava. Il corpo solido eliminava il feedback e permetteva un sustain maggiore. Les Paul la usava per le sue esibizioni e registrazioni, sperimentando con multitraccia e effetti.<\/p>\n<p>Ma &#8220;The Log&#8221; era un prototipo personale, non un prodotto commerciale. La vera rivoluzione \u00e8 arrivata dalla California, da un uomo che non era nemmeno un chitarrista: Leo Fender.<\/p>\n<p>Leo era un riparatore radio, un genio dell&#8217;elettronica con un approccio pragmatico e modulare. Non gliene fregava niente della tradizione liuteristica. Voleva uno strumento semplice da produrre, facile da riparare e che suonasse bene.<\/p>\n<p>el 1950, la sua azienda, la Fender Musical Instruments, lanci\u00f2 la Broadcaster (poi rinominata Telecaster a causa di un conflitto di nomi con Gretsch). Era una chitarra dal corpo solido in frassino o ontano, con un manico avvitato in acero e due pickup single coil.<\/p>\n<p>La Telecaster era essenziale, spartana, quasi un attrezzo da lavoro. Ma il suo suono! Quel &#8220;twang&#8221; brillante, quel morso aggressivo e pulito, era perfetto per il country, il blues e il rock &#8216;<br \/>&#8216; roll nascente. Era robusta, affidabile e relativamente economica. Io stesso ho assemblato un paio di Telecaster partendo da body grezzi, e ogni volta mi stupisco di quanto sia geniale la sua semplicit\u00e0.<\/p>\n<p>on contenta, nel 1954 Fender lanci\u00f2 un&#8217;altra bomba: la Stratocaster. Pi\u00f9 ergonomica, con tre pickup single coil, un selettore a cinque posizioni (anche se all&#8217;inizio erano solo tre, la gente scopr\u00ec presto come bloccarlo nelle posizioni intermedie), e un innovativo sistema tremolo sincronizzato.<\/p>\n<p>La Stratocaster era una scultura, un&#8217;icona di design. Il suo suono era pi\u00f9 versatile della Tele, con posizioni intermedie che davano un suono &#8220;quacky&#8221; unico. Il tremolo, se settato bene, permetteva vibrato fluidi. Non vi nascondo che i primi tremoli mi hanno fatto dannare per settarli, ma una volta capite le basi, \u00e8 una goduria.<\/p>\n<p>Con la Telecaster e la Stratocaster, Leo Fender ha definito il suono del rock &#8216;<br \/>&#8216; roll e ha dimostrato che il corpo solido era il futuro. La sua mentalit\u00e0 da &#8220;garage inventor&#8221; senza pretese accademiche \u00e8 un&#8217;ispirazione per tutti noi che ci sporchiamo le mani nel fai da te.<\/p>\n<h2>3. Il ronzio nemico e il suono grosso: l&#8217;avvento dell&#8217;Humbucker (Met\u00e0 anni &#8217;50 &#8211; &#8217;60)<\/h2>\n<p>Mentre i single coil di Fender stavano conquistando il mondo, c&#8217;era un problema che tormentava i chitarristi: il ronzio. I pickup single coil sono, per loro natura, suscettibili alle interferenze elettromagnetiche, che si traducono in un fastidioso ronzio a 50\/60 Hz.<\/p>\n<p>Con l&#8217;aumentare dei volumi degli amplificatori, questo ronzio diventava sempre pi\u00f9 evidente e insopportabile. Chi di voi ha provato a schermare una Strat con la carta stagnola o la vernice conduttiva sa di cosa parlo! Era un vero incubo.<\/p>\n<p>La soluzione arriv\u00f2 da Kalamazoo, Michigan, dalla casa rivale di Fender: Gibson. O meglio, da un suo ingegnere, Seth Lover. Nel 1955, Lover invent\u00f2 il pickup humbucking (letteralmente &#8220;elimina-ronzio&#8221;).<\/p>\n<p>L&#8217;idea era semplice ma geniale: due bobine affiancate, avvolte in direzioni opposte e cablate fuori fase. In questo modo, il ronzio captato da una bobina veniva annullato da quello captato dall&#8217;altra, mentre il segnale delle corde si sommava, producendo un suono pi\u00f9 potente e privo di rumore.<\/p>\n<p>el 1957, Gibson inizi\u00f2 a montare questi nuovi pickup (che chiamarono &#8220;Patent Applied For&#8221; o PAF, perch\u00e9 la richiesta di brevetto era ancora in corso) sulle sue chitarre di punta, in particolare sulla Les Paul.<\/p>\n<p>La Gibson Les Paul, introdotta nel 1952, era nata con pickup P90 (dei single coil pi\u00f9 grossi). Ma con l&#8217;arrivo dei PAF, il suo suono si trasform\u00f2. Divent\u00f2 pi\u00f9 caldo, pi\u00f9 spesso, con un sustain incredibile e un output maggiore, perfetto per spingere gli amplificatori a valvole in overdrive.<\/p>\n<p>La Les Paul si differenziava dalle Fender anche per la sua costruzione: un corpo in mogano con top in acero (spesso intagliato), e un manico incollato (set neck) anzich\u00e9 avvitato. Questa costruzione contribuiva a un sustain maggiore e un suono pi\u00f9 risonante. Il dibattito &#8220;set neck vs bolt-on&#8221; \u00e8 ancora aperto, e onestamente, entrambi hanno i loro pregi e difetti. Io ho apprezzato la stabilit\u00e0 del set neck, ma la facilit\u00e0 di sostituzione di un manico bolt-on \u00e8 impagabile per un hobbista.<\/p>\n<p>Altre case, come Gretsch e Rickenbacker, svilupparono i propri pickup humbucking o varianti, come i Filter&#8217;Tron di Gretsch, che offrivano un suono pi\u00f9 pulito e cristallino rispetto ai PAF.<\/p>\n<p>L&#8217;introduzione dell&#8217;humbucker ha aperto le porte a nuovi generi musicali, dal blues-rock al rock psichedelico, fino all&#8217;hard rock dei primi anni &#8217;70. Chitarristi come Jimmy Page, Eric Clapton e Peter Green hanno scolpito il loro suono con chitarre equipaggiate con humbucker.<\/p>\n<p>La prima volta che ho montato un humbucker su un body che avevo fresato io, e ho sentito quel suono pieno senza ronzii, mi sono sentito un piccolo Seth Lover! \u00c8 una soddisfazione incredibile capire come una soluzione cos\u00ec &#8220;semplice&#8221; abbia risolto un problema cos\u00ec grande, e cambiato la <strong>storia della chitarra elettrica<\/strong>.<\/p>\n<h2>4. L&#8217;esplosione della versatilit\u00e0: Active Pickups e Superstrats (Anni &#8217;70 &#8211; &#8217;80)<\/h2>\n<p>Gli anni &#8217;70 e &#8217;80 sono stati un periodo di grande fermento per la musica rock. Nuovi generi come l&#8217;hard rock, l&#8217;heavy metal e lo shredding stavano emergendo, e i chitarristi avevano bisogno di strumenti che potessero tenere il passo con le loro esigenze estreme.<\/p>\n<p>I pickup passivi, per quanto buoni, iniziavano a mostrare i loro limiti in termini di output e di definizione con le distorsioni pi\u00f9 spinte. Serviva qualcosa di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Qui entrano in gioco i pickup attivi. Il pioniere in questo campo \u00e8 stata EMG, con i suoi modelli 81 e 85, diventati uno standard per il metal.<\/p>\n<p>I pickup attivi hanno un piccolo preamplificatore integrato, alimentato da una batteria da 9V. Questo permette di avere un segnale in uscita molto pi\u00f9 potente (high output), un suono pi\u00f9 pulito e compresso, e una maggiore immunit\u00e0 ai rumori. Non vi nascondo che all&#8217;inizio l&#8217;idea della batteria mi sembrava una complicazione inutile, ma il suono era innegabile. Ricordo la prima volta che ho saldato un EMG: il silenzio assoluto prima di suonare mi ha lasciato a bocca aperta.<\/p>\n<p>Ma non era solo una questione di pickup. I chitarristi volevano manici pi\u00f9 veloci, ponti che permettessero dive bomb estremi senza perdere l&#8217;accordatura, e un&#8217;estetica pi\u00f9 aggressiva.<\/p>\n<p>La risposta a queste esigenze \u00e8 stata la &#8220;Superstrat&#8221;. Marchi come Ibanez, Charvel e Jackson hanno iniziato a produrre chitarre che prendevano ispirazione dalla Stratocaster, ma con modifiche radicali:<\/p>\n<p><em>   <strong>Manici sottili e veloci:<\/strong> Profilo a &#8220;D&#8221; o &#8220;C&#8221; piatto, tastiere con radius pi\u00f9 piatti (spesso da 12&#8243; a 16&#8243;) per bending pi\u00f9 facili e action pi\u00f9 basse.<br \/><\/em>   <strong>Pickup aggressivi:<\/strong> Spesso humbucker al ponte (a volte splittabili) per il massimo output, affiancati da single coil o altri humbucker al centro e al manico per maggiore versatilit\u00e0.<br \/><em>   <strong>Sistemi tremolo bloccanti:<\/strong> Il Floyd Rose, in particolare, \u00e8 diventato lo standard. Con le sue sellette e il capotasto bloccante, permetteva di fare acrobazie estreme con la leva senza che la chitarra si scordasse. \u00c8 una bestia da domare per chi come me \u00e8 abituato ai ponti fissi, e ho passato ore a settarne uno, con il manuale aperto e un sacco di imprecazioni, ma se vuoi fare i &#8220;dive bomb&#8221; come Eddie Van Halen, non c&#8217;\u00e8 altra scelta. Se vuoi approfondire come settare un tremolo come si deve, dai un&#8217;occhiata alla nostra sezione sulle <a href=\"\/it\/modifica-chitarra\/\">modifiche alla chitarra<\/a>, ci sono un sacco di trucchi.<\/p>\n<p>L&#8217;era della Superstrat ha portato a un&#8217;esplosione di versatilit\u00e0 e potenza sonora. Dal shredding virtuosistico di Steve Vai e Joe Satriani, al metal di band come Metallica e Iron Maiden, queste chitarre hanno definito il suono di un&#8217;intera generazione.<\/p>\n<p>Questa fase della <strong>storia della chitarra elettrica<\/strong> ci mostra come lo strumento non sia mai statico, ma si adatti costantemente alle esigenze dei musicisti, spingendo i limiti dell&#8217;innovazione. \u00c8 un po&#8217; come quando si scopre un nuovo modo per saldare un circuito, pi\u00f9 pulito e efficiente: \u00e8 una piccola rivoluzione personale!<\/p>\n<h2>5. Il ritorno al passato e il futuro digitale: Customizzazione e Modeling (Anni &#8217;90 &#8211; Oggi)<\/h2>\n<p>Dopo il boom degli anni &#8217;80 e la corsa all&#8217;innovazione, gli anni &#8217;90 hanno visto un&#8217;inversione di tendenza. Mentre alcuni continuavano a spingere i limiti con nuove tecnologie, molti chitarristi hanno iniziato a riscoprire il fascino del &#8220;vintage&#8221;.<\/p>\n<p>Il grunge ha riportato in auge chitarre pi\u00f9 semplici, spesso di seconda mano, con un&#8217;estetica pi\u00f9 grezza. Ma al tempo stesso, la tecnologia non si \u00e8 fermata, aprendo nuove strade per la <strong>storia della chitarra elettrica<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La rivoluzione digitale nel suono:<\/strong><\/p>\n<p><\/em>   <strong>Amp Modeling:<\/strong> Aziende come Line 6, poi Kemper e Fractal Audio, hanno rivoluzionato il mondo dell&#8217;amplificazione. Invece di trasportare testate e casse pesantissime, si poteva avere il suono di decine di amplificatori leggendari in un&#8217;unica unit\u00e0 digitale, con la possibilit\u00e0 di modificarlo all&#8217;infinito. Questo ha cambiato radicalmente il modo in cui molti chitarristi si approcciano al loro suono, sia dal vivo che in studio.<br \/>*   <strong>Effetti digitali integrati:<\/strong> Multi-effetti sempre pi\u00f9 potenti e realistici hanno permesso ai chitarristi di avere una pedaliera virtuale infinita, con la possibilit\u00e0 di salvare preset complessi e richiamarli istantaneamente.<\/p>\n<p><strong>Il ritorno all&#8217;artigianalit\u00e0 e alla customizzazione:<\/strong><\/p>\n<p>Parallelamente al digitale, c&#8217;\u00e8 stata una forte riscoperta dell&#8217;artigianato. Le grandi case hanno iniziato a offrire programmi &#8220;Custom Shop&#8221;, permettendo ai clienti di configurare la loro chitarra dei sogni con specifiche personalizzate, legni rari e finiture uniche.<\/p>\n<p>Ma la vera esplosione \u00e8 stata quella dei piccoli liutai e dei &#8220;boutique builders&#8221;. Grazie a internet, \u00e8 diventato pi\u00f9 facile per artigiani indipendenti farsi conoscere e vendere le proprie creazioni, spesso con idee innovative o interpretazioni uniche di design classici.<\/p>\n<p>E poi ci siamo noi, la comunit\u00e0 del fai da te. L&#8217;accesso a informazioni, tutorial e parti di ricambio \u00e8 diventato incredibilmente facile. Oggi, con un po&#8217; di studio e gli attrezzi giusti (e non parlo di roba da migliaia di euro), puoi davvero costruirti una chitarra da zero, o modificarne una esistente per renderla unica. Io l&#8217;ho fatto, e ti assicuro che la soddisfazione di suonare uno strumento che hai assemblato con le tue mani \u00e8 impagabile. <a href=\"https:\/\/www.metmuseum.org\/toah\/hd\/elgu\/hd_elgu.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Il Metropolitan Museum of Art ha una sezione fantastica sulla storia degli strumenti musicali<\/a>, che mostra bene come l&#8217;artigianato e l&#8217;innovazione si siano sempre intrecciati.<\/p>\n<p>Oggi, la chitarra elettrica \u00e8 un campo aperto. Possiamo avere il suono di un ampli da 100W a valvole in cuffia, o costruirci una chitarra con un body stampato in 3D. Possiamo sperimentare con pickup ibridi, circuiti attivi, o semplicemente tornare al fascino senza tempo di un single coil su un body in ontano.<\/p>\n<p><strong>Un piccolo tip per chi si approccia oggi:<\/strong> non sentirti in dovere di avere l&#8217;ultima tecnologia o il pezzo vintage pi\u00f9 raro. La vera magia della chitarra elettrica sta nella sua versatilit\u00e0 e nella possibilit\u00e0 di personalizzarla. Inizia con quello che hai, sperimenta, e non aver paura di sbagliare. Ogni errore \u00e8 un passo avanti nella tua personale <strong>storia della chitarra elettrica<\/strong>.<\/p>\n<h2>La tua chitarra: un pezzo di storia in evoluzione<\/h2>\n<p>Siamo partiti da una &#8220;padella&#8221; di alluminio con un pickup a ferro di cavallo, per arrivare a strumenti che integrano intelligenza digitale e materiali avveniristici. La <strong>storia della chitarra elettrica<\/strong> \u00e8 un&#8217;affascinante dimostrazione di come la necessit\u00e0 aguzzi l&#8217;ingegno, e di come la creativit\u00e0 umana, unita alla tecnologia, possa trasformare radicalmente uno strumento.<\/p>\n<p>Ogni chitarra che prendi in mano, anche la pi\u00f9 economica, porta con s\u00e9 l&#8217;eredit\u00e0 di George Beauchamp, Leo Fender, Seth Lover e di tutti gli innovatori che hanno contribuito a renderla ci\u00f2 che \u00e8. Non \u00e8 solo un pezzo di legno e metallo; \u00e8 un concentrato di storia, di idee e di musica.<\/p>\n<p>Spero che questo viaggio attraverso le tappe chiave dello sviluppo della chitarra amplificata ti abbia dato qualche spunto interessante. La prossima volta che imbraccerai la tua sei corde, magari guarderai quel pickup, quel ponte, o quel selettore con occhi diversi, sapendo la storia che c&#8217;\u00e8 dietro. E chiss\u00e0, magari ti verr\u00e0 voglia di aggiungere un tuo piccolo capitolo a questa storia, sperimentando, modificando, o costruendo la tua prossima chitarra. In fondo, se ci sono riuscito io nel mio garage, puoi riuscirci anche tu!<\/p>\n<h3>Vedi anche<\/h3>\n<ul>\n<li><a href=\"http:\/\/biafax.it\/it\/les-paul-7-momenti-chiave-della-storia-gibson\/\">Les Paul: 7 Momenti Chiave della Storia Gibson<\/a><\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/biafax.it\/it\/storia-chitarre-gibson-tappe-fondamentali\/\">Storia Chitarre Gibson: le tappe fondamentali<\/a><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storia chitarra elettrica: le 5 tappe chiave Quando penso alla mia prima chitarra elettrica, una Yamaha Pacifica usata, non mi sono mai fermato a riflettere su quanta strada avesse fatto quello strumento per arrivare fin l\u00ec. Per me era semplicemente una chitarra, con i suoi pickup, il suo ponte e il suo manico. 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