{"id":283751,"date":"2026-06-24T22:08:05","date_gmt":"2026-06-24T20:08:05","guid":{"rendered":"http:\/\/biafax.it\/it\/?p=283751"},"modified":"2026-06-24T22:08:05","modified_gmt":"2026-06-24T20:08:05","slug":"gretsch-storia-delle-chitarre-leggendarie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/biafax.it\/it\/gretsch-storia-delle-chitarre-leggendarie\/","title":{"rendered":"Gretsch: la storia delle chitarre leggendarie"},"content":{"rendered":"<h1 class=\"wp-block-heading\">Gretsch: la storia delle chitarre leggendarie<\/h1>\n\nQuando penso a una <strong>Gretsch<\/strong>, mi viene in mente subito quel suono un po&#8217; sfacciato, un po&#8217; elegante, che sa di rockabilly fumoso e di country stellato. Non \u00e8 la solita chitarra, diciamocelo. Non \u00e8 una Strat, non \u00e8 una Les Paul. \u00c8 una cosa a parte, con un carattere cos\u00ec forte che o la ami o non la capisci. E io, be&#8217;, io la amo.\n\nLa storia di queste <strong>chitarre leggendarie<\/strong> \u00e8 un viaggio pazzesco, fatto di intuizioni geniali, di momenti bui e di rinascite incredibili. \u00c8 una di quelle storie che ti fa capire quanto sia importante il DNA di un marchio, e come certe idee, certe vibrazioni, resistano al tempo. Se hai mai imbracciato una di queste bellezze, sai di cosa parlo. Se non l&#8217;hai fatto, preparati a scoprire perch\u00e9 dovresti.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dalle Banjo al Rock &#8216;<br \/>&#8216; Roll: Le Radici di una Leggenda<\/h2>\n\nTutto \u00e8 iniziato ben prima che il rock &#8216;<br \/>&#8216; roll fosse anche solo un&#8217;idea balzana. Friedrich Gretsch, un immigrato tedesco, fonda la sua azienda a Brooklyn, New York, nel lontano 1883. All&#8217;inizio non facevano chitarre, ma roba un po&#8217; diversa: banjo, tamburi e fisarmoniche. Strumenti per l&#8217;intrattenimento popolare di fine Ottocento, insomma.\n\nFriedrich era un artigiano, uno di quelli che ci mettevano l&#8217;anima in ogni pezzo. Poi, nel 1895, se ne va troppo presto e l&#8217;azienda passa nelle mani di suo figlio, Fred Gretsch Sr., che all&#8217;epoca aveva solo quindici anni. Immaginatevi la scena: un ragazzino che si ritrova a gestire un&#8217;azienda. Non dev&#8217;essere stato facile. Ma Fred Sr. aveva stoffa, e una visione.\n\n\u00c8 lui che, nei primi del Novecento, inizia a espandere la produzione. Capisce che il mondo della musica sta cambiando. Arriva il jazz, poi lo swing, e con loro la necessit\u00e0 di strumenti che possano tenere il passo. Le <strong>chitarre Gretsch<\/strong> iniziano a farsi vedere, anche se per anni rimangono un po&#8217; nell&#8217;ombra dei colossi dell&#8217;epoca. Non erano ancora le icone che conosciamo, ma le basi erano state gettate.\n\nQuello che mi affascina di questi inizi \u00e8 la determinazione. Non c&#8217;era un mercato predefinito per le chitarre elettriche, non c&#8217;erano i pickup che conosciamo. Era tutto un esperimento, un tentativo. Un po&#8217; come quando noi, nel nostro garage, proviamo a montare un circuito strano o a fare un routing che non abbiamo mai fatto prima. C&#8217;\u00e8 l&#8217;incertezza, ma anche la scarica di adrenalina quando vedi che funziona.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;Et\u00e0 d&#8217;Oro del Twang: Chet Atkins e le Innovazioni che Hanno Cambiato il Suono<\/h2>\n\nIl vero salto di qualit\u00e0 per le <strong>chitarre Gretsch<\/strong> arriva negli anni &#8217;50, quando il rockabilly e il country stavano esplodendo. \u00c8 qui che entra in scena un personaggio chiave, un vero e proprio genio della chitarra e della produzione: Chet Atkins.\n\nChet era un virtuoso, un innovatore, e aveva delle idee molto chiare su come doveva suonare una chitarra. Collabor\u00f2 con Gretsch per creare il suo modello signature, la leggendaria <strong>Gretsch 6120 Chet Atkins Hollow Body<\/strong>. Questo non era solo un endorsement, era un vero e proprio co-sviluppo.\n\nAtkins cercava una chitarra che avesse un suono caldo e risonante, ma che fosse meno incline al feedback rispetto alle hollow body tradizionali, soprattutto quando si suonava a volumi pi\u00f9 alti, cosa che stava diventando la norma. Il problema del feedback, per chi suona una hollow body, \u00e8 una dannazione. Ricordo la prima volta che ho provato a spingere il gain con una mia vecchia archtop: un fischio infernale che mi ha fatto saltare sulla sedia! Chet voleva evitare proprio questo.\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Le Innovazioni Chiave della Golden Era Gretsch:<\/h3>\n\n1.  <strong>Pickup Filter&#8217;Tron:<\/strong> Questa \u00e8 stata una rivoluzione. Ray Butts, un ingegnere del suono che collaborava con Gretsch, progett\u00f2 questi pickup per eliminare il ronzio a 60 cicli tipico dei single coil, ma senza sacrificare la chiarezza e il &#8220;twang&#8221; che i musicisti country e rockabilly amavano.\n    <em>   I pickup humbucker, come sappiamo, sono fatti da due bobine per cancellare il rumore. Ma spesso suonano pi\u00f9 scuri, pi\u00f9 &#8220;cicciotti&#8221;. I Filter&#8217;Tron, invece, avevano un suono pi\u00f9 brillante, quasi cristallino, pur essendo humbucker. Erano un ponte perfetto tra il mondo dei single coil e quello degli humbucker tradizionali.\n    <\/em>   \u00c8 una cosa che mi ha sempre affascinato, il modo in cui hanno trovato un equilibrio tra due esigenze opposte. Un po&#8217; come quando provi a fare un pickup splittabile per avere entrambe le sonorit\u00e0, ma senza perdere troppo volume o carattere in nessuna delle due configurazioni. Non \u00e8 facile.\n2.  <strong>Trestle Bracing:<\/strong> All&#8217;interno del corpo delle chitarre hollow body, Gretsch introdusse questo sistema di rinforzo a &#8220;traliccio&#8221;. Non solo rendeva la struttura pi\u00f9 robusta, ma soprattutto riduceva drasticamente il feedback, permettendo ai chitarristi di suonare a volumi pi\u00f9 elevati senza il rischio di quel fischio assordante.\n    <em>   Questa \u00e8 una soluzione geniale e semplice, che risolveva un problema pratico in modo elegante. \u00c8 il tipo di innovazione che ti fa dire: &#8220;Cavolo, perch\u00e9 non ci ho pensato io?&#8221;. Ma ci vuole l&#8217;esperienza di chi suona, come Chet, per capire dove sta il vero problema e la bravura di un costruttore per trovare la soluzione.\n3.  <strong>Vibrato Bigsby:<\/strong> Anche se non inventato da Gretsch, il Bigsby B6 \u00e8 diventato un elemento iconico di molte delle loro chitarre, in particolare la 6120. Offriva un vibrato dolce e una stabilit\u00e0 d&#8217;accordatura decente per l&#8217;epoca, contribuendo al look e al suono distintivo delle <strong>Gretsch<\/strong>.\n    <\/em>   Montare un Bigsby non \u00e8 uno scherzo, ve lo dico io. Richiede precisione con le viti e un occhio attento all&#8217;allineamento. Ho visto gente impazzire per far funzionare bene un Bigsby su una Les Paul. Ma quando \u00e8 ben installato e regolato, ti d\u00e0 quel &#8220;waaah&#8221; che nessun altro tremolo sa dare. \u00c8 pura magia, ma anche un bel lavoro di setup.\n\nGrazie a queste innovazioni, le <strong>Gretsch<\/strong> non erano pi\u00f9 solo chitarre, ma veri e propri strumenti di espressione per una nuova generazione di musicisti. Il loro suono era inconfondibile: un mix di &#8220;twang&#8221; cristallino, sustain risonante e una grinta che le rendeva perfette per il rockabilly di Eddie Cochran e Duane Eddy.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Icone del Suono: Da Eddie Cochran a George Harrison<\/h2>\n\nNon \u00e8 solo Chet Atkins ad aver reso famose le <strong>Gretsch<\/strong>. La loro estetica inconfondibile e il loro suono unico hanno catturato l&#8217;attenzione di tanti altri musicisti, plasmando il sound di intere generazioni.\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Eddie Cochran: La Gretsch 6120 del Rockabilly<\/h3>\n\nQuando pensi al rockabilly, la prima cosa che ti viene in mente \u00e8 il ciuffo, la Cadillac e, quasi certamente, Eddie Cochran con la sua <strong>Gretsch 6120<\/strong>. Era il re del &#8220;twang&#8221; sporco e graffiante, quello che ti entrava nelle ossa. La sua 6120, con quel Bigsby che usava come se fosse parte del suo braccio, \u00e8 diventata l&#8217;immagine stessa di un&#8217;epoca.\n\nEddie non era solo un chitarrista, era un performer. E la sua Gretsch era il suo partner perfetto. Quel suono un po&#8217; rauco, un po&#8217; brillante, era la colonna sonora di &#8220;Summertime Blues&#8221; e di &#8220;C&#8217;mon Everybody&#8221;. Per me, il suono di una Gretsch \u00e8 indissolubilmente legato a quei riff. \u00c8 un suono che, ancora oggi, ti fa venire voglia di ballare.\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Duane Eddy: Il &#8220;Re del Twang&#8221;<\/h3>\n\nUn altro gigante del suono Gretsch \u00e8 stato Duane Eddy. Con il suo stile strumentale, fatto di note basse, riverbero a palla e un vibrato distintivo, ha creato un genere. La sua <strong>Gretsch 6120<\/strong>, spesso con un ponte in alluminio e un setup particolare, era la sua arma segreta.\n\nEddy ha dimostrato che una chitarra poteva essere la protagonista assoluta di un brano, senza bisogno di una voce. Il suo &#8220;Rebel-Rouser&#8221; o &#8220;Peter Gunn&#8221; sono esempi perfetti di come il suono Gretsch, con quel suo carattere cos\u00ec spiccato, potesse definire un intero brano. \u00c8 un suono che ha influenzato generazioni di chitarristi, anche quelli che magari non se ne rendevano conto.\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">George Harrison: I Beatles e la Gretsch Country Gentleman<\/h3>\n\nPoi arrivano i Beatles. E con loro, la <strong>Gretsch<\/strong> entra nel mainstream mondiale. George Harrison, il &#8220;quiet Beatle&#8221;, era un grande estimatore delle chitarre Gretsch. La sua <strong>Gretsch Country Gentleman<\/strong>, una hollow body a doppio cutaway con finitura cherry red, \u00e8 diventata iconica.\n\nL&#8217;hai vista in mille foto, in mille video dei primi Beatles. Quel suono, pulito ma con una bella presenza, era parte integrante dei primi successi dei Fab Four, da &#8220;She Loves You&#8221; a &#8220;I Want to Hold Your Hand&#8221;. Harrison usava anche una <strong>Gretsch Tennessean<\/strong>, un altro modello signature Chet Atkins, che aveva un suono un po&#8217; pi\u00f9 asciutto ma sempre con quella magia Gretsch.\n\nQuello che mi colpisce \u00e8 come queste chitarre, nate per il country e il rockabilly, siano state adottate da una band che stava per cambiare il mondo. Dimostra la versatilit\u00e0 intrinseca della Gretsch, la sua capacit\u00e0 di adattarsi a contesti diversi pur mantenendo la sua identit\u00e0 sonora. \u00c8 un po&#8217; come quando trovi un vecchio pedale fuzz dimenticato in un mercatino e scopri che, con il setup giusto, suona da dio anche con la tua chitarra pi\u00f9 moderna. La magia \u00e8 l\u00ec, basta saperla tirare fuori.\n\nUn aneddoto personale: anni fa, ho avuto la fortuna di mettere le mani su una vecchia Gretsch 6120 degli anni &#8217;60, un po&#8217; malconcia. Era di un amico di mio zio, un tizio che suonava in orchestrine da ballo. I pickup erano un po&#8217; stanchi, l&#8217;elettronica faceva i capricci, e il Bigsby era pi\u00f9 un soprammobile che un vibrato funzionante. Per\u00f2, accidenti, che suono aveva! Anche spenta, risuonava in un modo pazzesco. Ho passato un mese a <a href=\"\/it\/modifica-chitarra\/\">modificare quella chitarra<\/a>, pulendo i potenziometri, ripassando le saldature, lucidando i tasti, e alla fine, quando l&#8217;ho attaccata all&#8217;ampli, era tornata a ruggire. \u00c8 stata una delle esperienze pi\u00f9 gratificanti del mio percorso da hobbista, perch\u00e9 ho capito davvero cosa rende speciale una Gretsch, al di l\u00e0 del luccichio e delle finiture.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il Declino e la Riscoperta: Gli Anni Difficili e la Rinascita<\/h2>\n\nPurtroppo, non tutte le storie sono un lungo elenco di successi. Anche per le <strong>Gretsch<\/strong> ci sono stati momenti bui, periodi in cui l&#8217;azienda ha perso un po&#8217; la rotta.\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;Acquisizione da Parte di Baldwin: Gli Anni &#8217;70<\/h3>\n\nAlla fine degli anni &#8217;60, l&#8217;azienda Gretsch, pur essendo ancora un nome rispettato, si trov\u00f2 in difficolt\u00e0. Il mercato stava cambiando: il rock psichedelico e l&#8217;hard rock chiedevano chitarre diverse, con pi\u00f9 sustain, meno feedback e un&#8217;estetica pi\u00f9 aggressiva. Le hollow body eleganti di Gretsch sembravano un po&#8217; fuori moda.\n\nNel 1967, la famiglia Gretsch decise di vendere l&#8217;azienda alla Baldwin Piano Company. E qui, le cose iniziarono a complicarsi. Baldwin era un&#8217;azienda di pianoforti, con poca esperienza nel mondo delle chitarre elettriche. Le decisioni prese furono spesso miopi, e la qualit\u00e0 di costruzione delle chitarre inizi\u00f2 a calare drasticamente.\n\nQuesto \u00e8 un classico esempio di come un cambio di propriet\u00e0, se non fatto con rispetto per il prodotto e il brand, possa distruggere anni di lavoro. Immaginatevi un artigiano che per anni ha fatto le cose con amore, e poi arriva una grande azienda che pensa solo ai numeri. La magia si perde, e la gente se ne accorge. I musicisti iniziarono a lamentarsi della scarsa qualit\u00e0, della finitura approssimativa, dei problemi di elettronica. Le <strong>chitarre Gretsch<\/strong> degli anni &#8217;70 e primi &#8217;80 sono spesso considerate le meno desiderabili, e a ragione.\n\nA peggiorare le cose, nel 1973, un incendio devast\u00f2 lo stabilimento Gretsch di Booneville, Arkansas, distruggendo gran parte delle attrezzature e dei materiali. Fu un colpo durissimo, che segn\u00f2 quasi la fine del marchio. La produzione continu\u00f2, ma a fatica e con una qualit\u00e0 sempre pi\u00f9 compromessa.\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La Persistenza di Fred Gretsch Jr. e la Rinascita<\/h3>\n\nPer fortuna, la storia non finisce qui. Fred Gretsch Jr., nipote del fondatore, aveva sempre avuto a cuore l&#8217;azienda di famiglia. Dopo anni di tentativi, nel 1985, riusc\u00ec a ricomprare il marchio Gretsch da Baldwin. Fu un atto di puro amore e dedizione.\n\nMa la rinascita non fu immediata. Il nome Gretsch era ancora associato a un periodo di declino. Serviva tempo, investimenti e un partner forte per riportare il marchio ai fasti di un tempo. E questo partner arriv\u00f2 dalla California.\n\nNel 2002, Fred Gretsch Jr. strinse un accordo di licenza con Fender Musical Instruments Corporation. Questo fu il vero punto di svolta. Fender, con la sua esperienza nella produzione e distribuzione di chitarre su larga scala, e con una profonda conoscenza del mercato, era il partner ideale.\n\nSotto la guida di Fender, le <strong>Gretsch<\/strong> hanno riconquistato il loro posto nel mondo. Sono stati reintrodotti i modelli classici con un&#8217;attenzione maniacale ai dettagli e alla qualit\u00e0. I pickup Filter&#8217;Tron sono tornati a suonare come dovevano, il trestle bracing \u00e8 stato reintrodotto, e l&#8217;estetica vintage \u00e8 stata riprodotta fedelmente. \u00c8 stato un lavoro di archeologia liuteristica, ma con un occhio al futuro.\n\nOggi, le Gretsch sono pi\u00f9 popolari che mai. Vengono suonate da artisti di ogni genere, dal rockabilly al pop, dal blues all&#8217;indie rock. Hanno dimostrato che un marchio, anche dopo anni difficili, pu\u00f2 risorgere se c&#8217;\u00e8 la passione e il rispetto per la sua storia.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il Suono Gretsch: Un Carattere Inconfondibile<\/h2>\n\nAbbiamo parlato tanto di storia e di modelli, ma alla fine, ci\u00f2 che conta per noi chitarristi \u00e8 il suono. E il <strong>suono Gretsch<\/strong>, credetemi, \u00e8 qualcosa di speciale. Non \u00e8 solo questione di pickup o di legni, \u00e8 l&#8217;alchimia di tutti questi elementi insieme.\n\nAllora, cosa rende il suono Gretsch cos\u00ec unico?\n\n<em>   <strong>Il Twang Cristallino:<\/strong> \u00c8 la caratteristica pi\u00f9 evidente. Quel suono brillante, quasi metallico, ma mai stridulo. \u00c8 come un campanello che risuona, ma con una punta di grinta. Perfetto per il fingerpicking country, ma anche per riff rockabilly taglienti.\n<\/em>   <strong>La Risonanza Hollow Body:<\/strong> Anche i modelli solid body come la Duo Jet hanno una certa risonanza, ma sono le hollow body a dare il meglio di s\u00e9. C&#8217;\u00e8 un&#8217;aria, uno spazio nel suono che le solid body non hanno. \u00c8 un suono pi\u00f9 &#8220;grande&#8221;, pi\u00f9 avvolgente. \u00c8 il motivo per cui, anche da spente, queste chitarre sembrano cantare.\n<em>   <strong>Il Punch dei Filter&#8217;Tron:<\/strong> I pickup Filter&#8217;Tron non sono humbucker qualunque. Hanno meno output rispetto a un PAF classico, ma una chiarezza e una dinamica pazzesche. Ti permettono di sentire ogni sfumatura del tuo tocco, e reagiscono in modo incredibile al volume della chitarra e all&#8217;attacco. Non sono &#8220;ciccioni&#8221;, sono &#8220;definiti&#8221;.\n<\/em>   <strong>Il Vibrato Bigsby:<\/strong> Non \u00e8 solo un effetto, \u00e8 parte integrante del suono. Quel leggero &#8220;ondeggiamento&#8221; che puoi dare alle note con il Bigsby aggiunge una dimensione espressiva che \u00e8 difficile replicare con altri sistemi. \u00c8 una cosa sottile, ma fa la differenza.\n\nQuando suono una Gretsch, sento una connessione immediata con quella tradizione, con quei suoni che hanno fatto la storia. \u00c8 un suono che ti spinge a suonare in un certo modo, a esplorare certe sonorit\u00e0. Non \u00e8 una chitarra per tutti, lo so. Ma per chi cerca quel carattere, quella personalit\u00e0, non c&#8217;\u00e8 niente che suoni come una Gretsch.\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un piccolo consiglio per gli amanti del DIY:<\/h3>\n\nSe ti capita di trovare una vecchia Gretsch un po&#8217; malconcia, magari una di quelle degli anni &#8217;70 o &#8217;80 che non costano un occhio della testa, non aver paura di metterci le mani. Spesso basta poco per riportarle in vita. Controlla l&#8217;elettronica, pulisci i potenziometri, ricabla i pickup se necessario. Potresti scoprire un tesoro nascosto. Anni fa, ho recuperato una Gretsch Electromatic che aveva dei problemi di cablaggio e dei pickup un po&#8217; spenti. Ho sostituito i pot, rifatto le saldature, e ho persino provato a fare un piccolo &#8220;rewire&#8221; ai pickup per farli suonare un po&#8217; pi\u00f9 aperti. Il risultato \u00e8 stato incredibile. Non era una White Falcon, certo, ma aveva un&#8217;anima.\n\nUn&#8217;ottima risorsa per approfondire la storia e le specifiche tecniche \u00e8 il sito ufficiale Gretsch, che offre una sezione dedicata alla loro ricca eredit\u00e0: <a href=\"https:\/\/www.gretschguitars.com\/history\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Gretsch Guitars &#8211; History<\/a>. L\u00ec puoi trovare dettagli sui modelli storici e sulle innovazioni che abbiamo accennato.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9 la Gretsch \u00e8 ancora rilevante oggi?<\/h2>\n\nDopo pi\u00f9 di un secolo, la <strong>Gretsch<\/strong> continua a essere un punto di riferimento per molti chitarristi. E non \u00e8 solo per nostalgia. \u00c8 perch\u00e9 il loro suono e la loro estetica sono intramontabili.\n\n<em>   <strong>Carattere Unico:<\/strong> In un mondo dove tante chitarre suonano simili, la Gretsch ha mantenuto la sua identit\u00e0. Non la confondi con nessun&#8217;altra. Questo \u00e8 un valore enorme per chi cerca un suono distintivo.\n<\/em>   <strong>Versatilit\u00e0 Nascosta:<\/strong> Anche se associata a generi specifici, una Gretsch pu\u00f2 sorprendere. Molti artisti indie, rock alternativo e anche jazz usano Gretsch per il loro timbro particolare, la loro risposta dinamica e la loro capacit\u00e0 di tagliare nel mix senza essere aggressive.\n*   <strong>Estetica Iconica:<\/strong> Che sia una White Falcon luccicante o una Duo Jet sobria, le Gretsch hanno un look che fa girare la testa. Sono strumenti che non passano inosservati, vere opere d&#8217;arte. E diciamocelo, anche l&#8217;occhio vuole la sua parte, soprattutto quando si tratta di chitarre.\n\nLa storia delle <strong>chitarre leggendarie Gretsch<\/strong> \u00e8 una testimonianza di come la passione, l&#8217;innovazione e la perseveranza possano creare qualcosa di eterno. \u00c8 una storia che ci insegna a non mollare, a credere nelle nostre idee, anche quando il mercato sembra andare in un&#8217;altra direzione. E soprattutto, ci ricorda che dietro ogni strumento c&#8217;\u00e8 una storia, fatta di persone, di intuizioni e di un sacco di musica. E questo, per me, \u00e8 il vero rock &#8216;<br \/>&#8216; roll.\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>[Immagine inline di categoria: storia \u2014 da inserire]<\/em><\/p>\n\n\nn{&#8220;@context&#8221;:&#8221;https:\/\/schema.org&#8221;,&#8221;@type&#8221;:&#8221;Article&#8221;,&#8221;headline&#8221;:&#8221;Gretsch: la storia delle chitarre leggendarie&#8221;,&#8221;description&#8221;:&#8221;Gretsch: la storia delle chitarre leggendarie Quando penso a una Gretsch, mi viene in mente subito quel suono un po&#8217; sfacciato, un po&#8217; elegante, che sa di ro&#8230;&#8221;,&#8221;author&#8221;:{&#8220;@type&#8221;:&#8221;Person&#8221;,&#8221;name&#8221;:&#8221;Mimmo&#8221;},&#8221;publisher&#8221;:{&#8220;@type&#8221;:&#8221;Organization&#8221;,&#8221;name&#8221;:&#8221;Biafax&#8221;,&#8221;logo&#8221;:{&#8220;@type&#8221;:&#8221;ImageObject&#8221;,&#8221;url&#8221;:&#8221;&#8221;}},&#8221;datePublished&#8221;:&#8221;2026-06-24T21:52:23+02:00&#8243;,&#8221;dateModified&#8221;:&#8221;2026-06-24T21:52:23+02:00&#8243;,&#8221;articleSection&#8221;:&#8221;storia&#8221;,&#8221;inLanguage&#8221;:&#8221;it-IT&#8221;}n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gretsch: la storia delle chitarre leggendarie Quando penso a una Gretsch, mi viene in mente subito quel suono un po&#8217; sfacciato, un po&#8217; elegante, che sa di rockabilly fumoso e di country stellato. 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