{"id":283757,"date":"2026-06-24T22:07:57","date_gmt":"2026-06-24T20:07:57","guid":{"rendered":"http:\/\/biafax.it\/it\/?p=283757"},"modified":"2026-06-24T22:07:57","modified_gmt":"2026-06-24T20:07:57","slug":"chitarre-ibanez-storia-definitiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/biafax.it\/it\/chitarre-ibanez-storia-definitiva\/","title":{"rendered":"Chitarre Ibanez: La Storia Definitiva"},"content":{"rendered":"<h1 class=\"wp-block-heading\">Chitarre Ibanez: La Storia Definitiva<\/h1>\n\nMettiamocela via: quando si parla di chitarre elettriche, il nome <strong>Ibanez<\/strong> evoca subito immagini di manici sottili, ponti flottanti che fanno tremare il mondo e assoli che sembrano sfidare le leggi della fisica. Per anni, per molti di noi, era <em>la<\/em> chitarra da shredder, quella da metallaro, quella con cui i virtuosi facevano magie.\n\nMa c&#8217;\u00e8 molto di pi\u00f9 dietro a questo marchio. Molto di pi\u00f9 di quanto si possa immaginare, credetemi. E no, non \u00e8 nata ieri con Steve Vai in mano. La storia delle <strong>chitarre Ibanez<\/strong> \u00e8 un vero e proprio romanzo, pieno di colpi di scena, trasformazioni radicali e un&#8217;ostinazione tutta giapponese nel voler fare le cose per bene, anche quando si parte copiando.\n\nIo, nel mio garage, ho sempre avuto un debole per le storie dei marchi. Capire come sono nati, chi c&#8217;era dietro, quali errori hanno fatto e come sono riusciti a rimettersi in piedi, mi d\u00e0 la carica. Perch\u00e9 se loro, con tutte le risorse del mondo, hanno sbagliato e imparato, figuriamoci noi col nostro saldatore da pochi euro.\n\nQuindi, allacciate le cinture. Questo non \u00e8 un noioso elenco di date. \u00c8 un viaggio attraverso il tempo, per capire come un piccolo distributore di strumenti musicali sia diventato un gigante capace di definire interi generi musicali.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dagli Spartiti alle Corde Spagnole: Le Radici di Hoshino Gakki<\/h2>\n\nLa storia della <strong>Ibanez<\/strong>, o meglio, della Hoshino Gakki, non inizia con un pickup o un manico in acero. No, inizia molto prima, nel 1908, a Nagoya, in Giappone. All&#8217;epoca, Hoshino era un distributore di spartiti musicali. Mica chitarre, eh.\n\nPoi, come spesso succede, le cose cambiano. Negli anni &#8217;20, iniziano a importare chitarre spagnole, quelle acustiche classiche, dall&#8217;azienda spagnola di Salvador Ib\u00e1\u00f1ez. Erano strumenti di qualit\u00e0, molto apprezzati.\n\nSuccede per\u00f2 che Salvador Ib\u00e1\u00f1ez muore nel 1920, e l&#8217;azienda spagnola non naviga in buone acque. Hoshino, che era un distributore sveglio, decide di acquistare i diritti del marchio &#8220;Ibanez Salvador&#8221; nel 1929. Cos\u00ec, da semplici importatori, diventano produttori e distributori di chitarre acustiche con un nome spagnolo. Un po&#8217; come se un&#8217;azienda italiana iniziasse a produrre spaghetti chiamandoli &#8220;Spaghetti Chicago&#8221;. Strano, ma funzionale.\n\nDopo la Seconda Guerra Mondiale, con il Giappone in piena ricostruzione e una crescente domanda di strumenti musicali, Hoshino Gakki si concentra sulla produzione di chitarre acustiche ed elettriche. Il nome &#8220;Salvador&#8221; viene lasciato cadere, e rimane solo <strong>Ibanez<\/strong>.\n\nQuegli anni &#8217;50 e &#8217;60 sono stati un periodo di sperimentazione selvaggia per i produttori giapponesi. Non avevano ancora una propria identit\u00e0 forte, diciamocelo. Il mercato era dominato dai giganti americani: Fender e Gibson.\n\nE cosa facevano i giapponesi? Osservavano, studiavano, e replicavano. Non \u00e8 una critica, \u00e8 un dato di fatto. Era il modo pi\u00f9 rapido per imparare, per capire come erano fatti gli strumenti che il mondo voleva.\n\nLe prime <strong>chitarre Ibanez<\/strong> elettriche erano spesso copie, pi\u00f9 o meno fedeli, di modelli americani. Non avevano ancora &#8220;il loro suono&#8221;, &#8220;il loro design&#8221;. Stavano ancora cercando la loro strada, armati di seghetto, legno e un sacco di buona volont\u00e0. E un po&#8217; di sana sfacciataggine, diciamocelo.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il Decennio delle &#8220;Lawsuit&#8221; e la Nascita di un Gigante<\/h2>\n\nArriviamo al periodo pi\u00f9 controverso, ma forse anche il pi\u00f9 formativo, per <strong>Ibanez<\/strong>: gli anni &#8217;70, l&#8217;era delle &#8220;lawsuit guitars&#8221;, le chitarre della causa legale.\n\nTra la fine degli anni &#8217;60 e per buona parte degli anni &#8217;70, il mercato giapponese era saturo di repliche di strumenti iconici americani. Ibanez era tra i protagonisti. Producevano copie di Les Paul, Stratocaster, Telecaster, SG, e persino chitarre Rickenbacker e Gretsch. E non erano copie fatte male, eh. Spesso, per il prezzo, la qualit\u00e0 era sorprendente.\n\nIo stesso, in garage, ho avuto tra le mani delle vecchie &#8220;copie&#8221; giapponesi che, con un buon set di pickup e un setup fatto a modo, suonavano da paura. Non avevano il blasone, certo, ma il legno c&#8217;era, la costruzione pure.\n\nIl problema, ovviamente, era che queste repliche erano <em>troppo<\/em> fedeli. Non solo nell&#8217;aspetto generale, ma anche in dettagli specifici, come la forma della paletta (headstock), che per i marchi americani era un elemento distintivo e protetto da copyright.\n\nLa goccia che fece traboccare il vaso arriv\u00f2 nel 1977. La Gibson, stanca di vedere le sue Les Paul e le sue SG replicate in tutto il mondo, cit\u00f2 in giudizio Hoshino Gakki (tramite il suo distributore americano, la Elger Co.). La disputa era proprio sulla forma della paletta delle loro repliche di Les Paul, che era praticamente identica a quella Gibson.\n\nQuesta causa legale \u00e8 stata un punto di svolta. Ibanez perse, o comunque si arriv\u00f2 a un accordo che li costrinse a cambiare le proprie politiche. Immaginate la scena: hai appena speso ore a fare un body che assomiglia a quello famoso, e ti arriva la lettera dell&#8217;avvocato. Ti passa la voglia di copiare, eh?\n\nMa come spesso accade, le difficolt\u00e0 aguzzano l&#8217;ingegno. Invece di affondare, <strong>Ibanez<\/strong> decise di cambiare radicalmente rotta. &#8220;Basta copiare,&#8221; avranno pensato, &#8220;adesso facciamo le <em>nostre<\/em> chitarre.&#8221;\n\nE cos\u00ec nacquero i primi modelli originali. Strumenti che non assomigliavano a nient&#8217;altro sul mercato, con un&#8217;estetica forte e un carattere distintivo:\n\n<em>   <strong>Ibanez Artist:<\/strong> Chitarre solid body con un design elegante, spesso con top scolpiti e finiture elaborate. Erano strumenti versatili, adatti a rock, blues e jazz.\n<\/em>   <strong>Ibanez Iceman:<\/strong> Un design asimmetrico e aggressivo, reso famoso da Paul Stanley dei Kiss. Un vero pugno nell&#8217;occhio, ma anche un suono potente.\n<em>   <strong>Ibanez Destroyer:<\/strong> Un&#8217;altra chitarra dal design appuntito, che strizzava l&#8217;occhio al metal emergente, ma con una suonabilit\u00e0 notevole.\n\nQuesti modelli furono un azzardo. Non c&#8217;era la garanzia che il pubblico li avrebbe accettati. Ma Ibanez aveva capito una cosa fondamentale: per sopravvivere nel mercato globale, non bastava essere &#8220;economici ma buoni&#8221;. Bisognava essere &#8220;unici e buoni&#8221;. E questa lezione, credetemi, \u00e8 valida anche per chi, come noi, si costruisce una chitarra in garage. Non copiare e basta; prendi ispirazione, ma poi mettici del tuo.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Gli Anni &#8217;80: Shred, Superstrats e la Conquista del Mercato<\/h2>\n\nSe gli anni &#8217;70 sono stati il decennio della trasformazione, gli anni &#8217;80 sono stati quelli della consacrazione per <strong>Ibanez<\/strong>. Il rock stava diventando pi\u00f9 veloce, pi\u00f9 tecnico, pi\u00f9 virtuosistico. E i chitarristi avevano bisogno di strumenti che potessero tenere il passo.\n\nEntra in scena la &#8220;Superstrat&#8221;. Un concetto che prendeva l&#8217;ergonomia e la versatilit\u00e0 della Stratocaster, ma la pompava con un look pi\u00f9 aggressivo, manici pi\u00f9 sottili e pickup ad alto output. E Ibanez fu tra i primi, e i migliori, a cavalcare quest&#8217;onda.\n\nL&#8217;incontro con Steve Vai fu leggendario. Vai era un alieno della chitarra, uno che chiedeva al suo strumento cose che nessun altro osava pensare. Voleva un manico ultra-sottile, tasti jumbo, un vibrato che potesse scendere di due ottave e tornare in intonazione, e una configurazione di pickup che gli desse versatilit\u00e0 e potenza.\n\nDa questa collaborazione nacque la <strong>Ibanez JEM<\/strong> nel 1987. Non era solo una chitarra, era una dichiarazione. Con il suo &#8220;Monkey Grip&#8221; (il buco nel body), i suoi intarsi &#8220;Tree of Life&#8221; sulla tastiera e il ponte Edge (la risposta di Ibanez al Floyd Rose, spesso considerato superiore per stabilit\u00e0 e fluidit\u00e0), la JEM divenne subito un&#8217;icona. Ricordo ancora quando ho visto la prima JEM: il manico era cos\u00ec sottile che sembrava di suonare un tavolo da stiro. Ma ragazzi, che suono!\n\nSulla scia del successo della JEM, Ibanez lanci\u00f2 la serie <strong>RG<\/strong> (Roadstar Guitar). Era l&#8217;essenza della Superstrat: manico Wizard sottilissimo, tasti jumbo, configurazioni H-S-H (humbucker-single coil-humbucker) o H-H, e il ponte Edge o Lo-Pro Edge. La RG era la chitarra definitiva per lo shredder: veloce, precisa, aggressiva. E, cosa non da poco, pi\u00f9 accessibile della JEM.\n\nArtisti come Joe Satriani, Paul Gilbert, Reb Beach e Frank Gambale, tutti virtuosi incredibili, iniziarono a imbracciare <strong>strumenti Ibanez<\/strong>, consolidando la reputazione del marchio come il costruttore di chitarre per i &#8220;guitar heroes&#8221;.\n\nNon era solo una questione di marketing. C&#8217;erano delle scelte tecniche precise dietro:\n\n<\/em>   <strong>Manici Wizard:<\/strong> Estremamente sottili e piatti, permettevano una velocit\u00e0 di esecuzione pazzesca.\n<em>   <strong>Tasti Jumbo:<\/strong> Facilitavano il bending e il tapping, dando pi\u00f9 &#8220;grip&#8221; alle dita.\n<\/em>   <strong>Ponti Edge\/Lo-Pro Edge:<\/strong> Sistemi a doppio bloccaggio che garantivano un&#8217;accordatura stabile anche con un uso estremo della leva del vibrato.\n<em>   <strong>Pickup DiMarzio\/Ibanez V7\/V8:<\/strong> Progettati per un output elevato e una chiarezza eccezionale, perfetti per suoni distorti e assoli brillanti.\n\nQueste innovazioni non erano solo estetiche. Hanno letteralmente cambiato il modo di suonare la chitarra elettrica, plasmando il suono di un&#8217;intera generazione di musicisti. Hanno dimostrato che un&#8217;azienda pu\u00f2 passare dall&#8217;essere un &#8220;copiatore&#8221; a un &#8220;innovatore&#8221; se ha la visione e il coraggio di osare.\n\nSe vi interessa mettere mano al vostro ponte, magari per una configurazione drop-in su una vecchia Ibanez che avete recuperato in un mercatino, o se volete sperimentare nuove soluzioni per migliorare la stabilit\u00e0 di un vibrato, date un&#8217;occhiata alla nostra guida su <a href=\"\/it\/modifica-chitarra\/\">come modificare la chitarra<\/a>. Spesso, con pochi accorgimenti, si possono ottenere risultati sorprendenti senza spendere una fortuna.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;Era Moderna: Diversificazione, Boutique e Innovazione Continua<\/h2>\n\nDopo aver conquistato il mondo dello shred negli anni &#8217;80, si sarebbe potuto pensare che <strong>Ibanez<\/strong> si sarebbe adagiata sugli allori. Invece, hanno fatto l&#8217;esatto contrario: hanno continuato a spingere i confini, esplorando nuove nicchie e perfezionando la loro arte.\n\nGli anni &#8217;90 e 2000 hanno visto una diversificazione incredibile. Ibanez non era pi\u00f9 solo &#8220;la chitarra da metal&#8221;. Hanno allargato la loro offerta in ogni direzione possibile:\n\n1.  <strong>Chitarre 7 e 8 corde:<\/strong> Sono stati pionieri in questo campo, rendendo le chitarre a estensione maggiore accessibili al grande pubblico e contribuendo a definire il suono di generi come il nu-metal e il djent. Pensate a Korn, Meshuggah: le loro <strong>Ibanez a 7 corde<\/strong> sono diventate iconiche.\n2.  <strong>Bassi Soundgear:<\/strong> La serie Soundgear ha rivoluzionato il mondo dei bassi elettrici con manici sottili, corpi leggeri e un suono versatile. Sono diventati uno standard per molti bassisti professionisti e amatoriali.\n3.  <strong>Serie Artcore:<\/strong> Un&#8217;altra mossa geniale. Ibanez ha lanciato una linea di chitarre hollow body e semi-hollow body economiche ma di altissima qualit\u00e0, perfette per jazz, blues, rockabilly e indie rock. Ho provato una Artcore AS73 una volta, e giuro che suonava pi\u00f9 blues di certe Gibson tre volte il suo prezzo. Non fatevi ingannare dall&#8217;etichetta &#8220;shred&#8221;, Ibanez sa fare anche altro.\n4.  <strong>Chitarre acustiche:<\/strong> Anche se meno conosciute, Ibanez produce una vasta gamma di acustiche, dalle dreadnought alle parlor, spesso con un ottimo rapporto qualit\u00e0-prezzo.\n\nMa non si sono fermati solo alla diversificazione. Hanno continuato a innovare e a elevare la qualit\u00e0 dei loro strumenti.\n\n<\/em>   <strong>Serie J Custom e Prestige:<\/strong> Queste sono le chitarre di fascia alta, prodotte in Giappone da artigiani esperti (spesso presso la famosa fabbrica Fujigen). Qui troviamo legni selezionati, hardware di prima scelta e una cura maniacale per i dettagli. Sono strumenti che competono con i migliori &#8220;boutique builders&#8221; del mondo.\n<em>   <strong>Serie AZ:<\/strong> Una delle aggiunte pi\u00f9 recenti e di successo. Le <strong>Ibanez AZ<\/strong> sono un mix perfetto tra la tradizione Fenderiana (corpo pi\u00f9 classico, manico con un profilo pi\u00f9 pieno rispetto ai Wizard ultra-sottili) e l&#8217;innovazione Ibanez (hardware moderno, pickup versatili, grande stabilit\u00e0). Hanno conquistato chitarristi di generi diversissimi, dal fusion al pop-rock.\n<\/em>   <strong>Innovazioni Ergonomiche:<\/strong> Multi-scale (fanned frets) per migliorare l&#8217;intonazione e la tensione delle corde, chitarre headless (come la serie Q) per ridurre il peso e migliorare il bilanciamento. Ibanez non ha paura di sperimentare.\n\nOggi <strong>Ibanez<\/strong> \u00e8 un universo. Non \u00e8 pi\u00f9 solo la chitarra da shredder. Hanno capito che il chitarrista vuole la sua cosa, quella specifica, e si sono messi a farla. Dal principiante che cerca la sua prima chitarra economica ma affidabile, al professionista che vuole uno strumento di altissimo livello per le sue performance.\n\nUn aspetto interessante \u00e8 la loro produzione globale. Le chitarre Ibanez sono prodotte in diverse fabbriche:\n<em>   <strong>Giappone (Fujigen):<\/strong> Qui nascono le serie Prestige e J Custom, il top di gamma, con una qualit\u00e0 costruttiva impeccabile.\n<\/em>   <strong>Indonesia:<\/strong> Molte delle serie Premium e Standard sono prodotte qui, offrendo un ottimo compromesso tra qualit\u00e0 e prezzo.\n<em>   <strong>Cina:<\/strong> Le serie pi\u00f9 economiche, ma comunque di buona fattura per il loro prezzo, vengono spesso dalla Cina.\n\nQuando si parla di Ibanez, guardate sempre dove \u00e8 stata costruita. Non \u00e8 un giudizio di valore assoluto, perch\u00e9 anche le chitarre indonesiane o cinesi possono essere fantastiche per il loro prezzo, ma aiuta a capire le fasce di prezzo, i materiali utilizzati e le finiture. \u00c8 un dettaglio importante, soprattutto se state cercando una base solida per le vostre prossime <a href=\"https:\/\/www.ibanez.com\/eu\/news\/detail\/20190520163353.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">modifiche o upgrade<\/a>.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il Suono Ibanez: Non Solo Velocit\u00e0<\/h2>\n\nC&#8217;\u00e8 un equivoco comune che voglio sfatare: le <strong>chitarre Ibanez<\/strong> non sono <\/em>solo<em> per il metal o lo shred. Certo, sono state protagoniste assolute in quei generi, ma la loro versatilit\u00e0 \u00e8 un punto di forza spesso sottovalutato.\n\nPensateci: un&#8217;azienda che produce chitarre per Steve Vai e contemporaneamente per George Benson (con le sue chitarre jazz signature) non pu\u00f2 essere limitata a un solo genere. Questo dimostra una capacit\u00e0 di adattamento e una profonda comprensione delle diverse esigenze musicali.\n\nQual \u00e8 il &#8220;suono Ibanez&#8221;, allora? Non esiste un unico suono, ma piuttosto una filosofia:\n\n<\/em>   <strong>Chiarezza e Articolazione:<\/strong> Anche con pickup ad alto output, le Ibanez tendono a mantenere una notevole chiarezza e definizione. Ogni nota, anche in contesti molto distorti, tende a rimanere intelligibile. Questo \u00e8 fondamentale per la musica complessa e tecnica.\n<em>   <strong>Suonabilit\u00e0 Estrema:<\/strong> Il comfort e la velocit\u00e0 sono sempre stati al centro del design Ibanez. Manici veloci, tasti ben rifiniti e un&#8217;ergonomia pensata per le lunghe sessioni di pratica o performance.\n<\/em>   <strong>Versatilit\u00e0 dei Pickup:<\/strong> Ibanez collabora con marchi come DiMarzio e Seymour Duncan per molti dei suoi modelli, ma produce anche pickup proprietari di alta qualit\u00e0. Spesso, le configurazioni (H-S-H, H-H, S-S-S) e i sistemi di switching offrono una vasta gamma di sonorit\u00e0, dal clean cristallino al crunch aggressivo, fino al lead saturo.\n\nPrendiamo la serie AZ. \u00c8 nata con l&#8217;idea di essere una chitarra versatile per il chitarrista moderno. Ha un manico che \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 &#8220;cicciotto&#8221; rispetto al Wizard classico, ma comunque veloce. I pickup, spesso Seymour Duncan Hyperion o DiMarzio, sono progettati per passare da suoni vintage a moderni con una facilit\u00e0 disarmante. \u00c8 la dimostrazione che Ibanez ha saputo evolversi, ascoltando le richieste di una nuova generazione di chitarristi che cercano uno strumento &#8220;tuttofare&#8221;, ma senza compromessi sulla qualit\u00e0.\n\nAllo stesso modo, le chitarre hollow body della serie Artcore, come accennavo prima, sono state una vera sorpresa. Con legni come l&#8217;acero, pickup humbucker ben bilanciati e una costruzione attenta, offrono un suono caldo e risonante, perfetto per il jazz, il blues, il rock and roll pi\u00f9 classico. Non sono chitarre da &#8220;shred&#8221;, ma sono strumenti eccellenti che dimostrano la profondit\u00e0 del catalogo Ibanez.\n\nInsomma, il &#8220;suono Ibanez&#8221; \u00e8 diventato sinonimo di adattabilit\u00e0, innovazione e una costante ricerca della perfezione funzionale. Non si tratta di un timbro specifico, ma della capacit\u00e0 di fornire al musicista lo strumento giusto per esprimere la propria visione, qualunque essa sia.\n\nE questo, per me che amo sporcarmi le mani, \u00e8 un messaggio potente. Significa che non dobbiamo per forza seguire una strada predefinita. Possiamo prendere ispirazione, ma poi dobbiamo trovare la nostra voce, il nostro modo di fare le cose.\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Conclusioni: La Lezione di Ibanez per il Liutaio Fai Da Te<\/h2>\n\nLa storia delle <strong>chitarre Ibanez<\/strong> \u00e8 un percorso affascinante, che parte da umili origini come distributore, passa attraverso un periodo di &#8220;copie&#8221; controverse, e culmina nella creazione di un&#8217;identit\u00e0 forte e innovativa che ha plasmato il suono della musica moderna.\n\nQuesta storia, per me che ho passato ore nel garage a montare manici, saldare pickup e verniciare body, \u00e8 piena di spunti. Ci insegna che:\n\n<em>   <strong>Non c&#8217;\u00e8 vergogna a iniziare copiando:<\/strong> Ibanez l&#8217;ha fatto. Noi, nel nostro piccolo, impariamo replicando circuiti o seguendo schemi. L&#8217;importante \u00e8 capire <\/em>perch\u00e9<em> le cose funzionano e poi cercare di fare di meglio.\n<\/em>   <strong>Le difficolt\u00e0 aguzzano l&#8217;ingegno:<\/strong> La &#8220;lawsuit&#8221; avrebbe potuto affondare Ibanez. Invece, li ha costretti a innovare, a trovare la loro voce. Quante volte, nel fai da te, un errore ci porta a scoprire una soluzione migliore di quella che avevamo in mente?\n*   <strong>L&#8217;innovazione \u00e8 continua:<\/strong> Non si finisce mai di imparare e di migliorare. Ibanez, anche dopo aver conquistato il mondo con le Superstrat, ha continuato a esplorare nuove forme, nuove configurazioni, nuovi generi. Il mondo della liuteria, anche quella domestica, \u00e8 in costante evoluzione.\n\nOggi, le <strong>Ibanez instruments<\/strong> sono una testimonianza di resilienza, visione e una costante ricerca dell&#8217;eccellenza. Dal manico Wizard pi\u00f9 sottile al body semi-hollow pi\u00f9 risonante, ogni strumento racconta una parte di questa storia.\n\nQuindi, la prossima volta che vedete una di quelle chitarre col manico sottile e il ponte flottante, o una Artcore in un locale jazz, ricordatevi che dietro c&#8217;\u00e8 una storia di tentativi, errori, successi e un sacco di gente che, come noi, voleva solo fare una buona chitarra. E che \u00e8 riuscita a farla, e a farla propria, contro ogni pronostico. Un bel messaggio per tutti noi che ci sporchiamo le mani nel garage, no?\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>[Immagine inline di categoria: storia \u2014 da inserire]<\/em><\/p>\n\n\nn{&#8220;@context&#8221;:&#8221;https:\/\/schema.org&#8221;,&#8221;@type&#8221;:&#8221;Article&#8221;,&#8221;headline&#8221;:&#8221;Chitarre Ibanez: La Storia Definitiva&#8221;,&#8221;description&#8221;:&#8221;Chitarre Ibanez: La Storia Definitiva Mettiamocela via: quando si parla di chitarre elettriche, il nome Ibanez evoca subito immagini di manici sottili, ponti&#8230;&#8221;,&#8221;author&#8221;:{&#8220;@type&#8221;:&#8221;Person&#8221;,&#8221;name&#8221;:&#8221;Mimmo&#8221;},&#8221;publisher&#8221;:{&#8220;@type&#8221;:&#8221;Organization&#8221;,&#8221;name&#8221;:&#8221;Biafax&#8221;,&#8221;logo&#8221;:{&#8220;@type&#8221;:&#8221;ImageObject&#8221;,&#8221;url&#8221;:&#8221;&#8221;}},&#8221;datePublished&#8221;:&#8221;2026-06-24T22:01:36+02:00&#8243;,&#8221;dateModified&#8221;:&#8221;2026-06-24T22:01:36+02:00&#8243;,&#8221;articleSection&#8221;:&#8221;storia&#8221;,&#8221;inLanguage&#8221;:&#8221;it-IT&#8221;}n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chitarre Ibanez: La Storia Definitiva Mettiamocela via: quando si parla di chitarre elettriche, il nome Ibanez evoca subito immagini di manici sottili, ponti flottanti che fanno tremare il mondo e assoli che sembrano sfidare le leggi della fisica. 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