Recensione Gibson CS 1959 Les Paul Reissue

Parliamoci chiaro: la Gibson Custom Shop 1959 Les Paul Reissue, che molti chiamano semplicemente “R9”, è un oggetto che fa discutere. C’è chi la idolatra come il Santo Graal delle chitarre elettriche, il benchmark assoluto per il sound Les Paul. E c’è chi, come me, la guarda con un misto di ammirazione e un pizzico di sana diffidenza, chiedendosi se il prezzo che porta stampato sull’etichetta sia davvero giustificato, soprattutto per noi che le chitarre, a volte, le apriamo, le modifichiamo, o ce le costruiamo da zero.

Quando si parla di una Gibson Custom Shop 1959 Les Paul Reissue, non stiamo recensendo un oggetto qualunque. Stiamo toccando un nervo scoperto, un’icona, un pezzo di storia che ha influenzato generazioni di chitarristi. Per molti, è il sogno nel cassetto, l’apice della collezione. Per altri, è il simbolo di un’industria che vende nostalgia a peso d’oro. Il punto è: tu, che magari stai pensando di fare il grande passo o semplicemente ti stai informando, vuoi capire se questa chitarra è davvero per te. Non ti serve la brochure patinata, ma la verità, quella che si scopre dopo ore passate a suonare, a smanettare, e soprattutto, a confrontarsi con chi queste chitarre le possiede o le ha provate a fondo.

Il mio approccio, lo sai, è sempre pragmatico. Ho le mani sporche di segatura e stagno, non di lustrino. Quindi, quando ho avuto modo di mettere le mani su diverse R9, l’ho fatto con l’occhio di chi cerca la sostanza, il perché dietro al suono e alla sensazione, non solo l’aura leggendaria. Non sono un liutaio professionista, ma ho costruito e riparato abbastanza chitarre da capire dove sta la qualità, dove c’è la fuffa, e dove un prezzo elevato può nascondere delle insidie, o al contrario, rivelare un valore inaspettato.

Il problema, se vogliamo chiamarlo così, è sempre lo stesso: vale la pena investire una cifra che per molti è pari a quella di un’utilitaria per avere una replica, per quanto fedele, di una chitarra di sessant’anni fa? È una domanda da un milione di dollari, letteralmente. Cerchiamo di capirlo insieme, analizzando la Gibson R9 senza filtri, guardando le specifiche, il “sentimento popolare” e, soprattutto, il rapporto qualità/prezzo dal punto di vista di chi, come noi, non ha paura di sporcarsi le mani.

Caratteristiche tecniche della Gibson CS 1959 Les Paul Reissue

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In questa galleria: installazione, pickup e corpo.

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Ecco, qui entriamo nel vivo del discorso, quello che va oltre il marketing e le schede tecniche. Quello che senti nei forum, nei gruppi di appassionati, e dai ragazzi che come me, le chitarre le usano per davvero. La Gibson R9 è un oggetto di culto, certo, ma anche di dibattito.

Il “Mojo” e il “Wood Lottery”: la realtà della Custom Shop

La prima cosa che si sente dire è che ogni R9 è diversa. Nonostante le specifiche siano identiche, c’è una sorta di “wood lottery” (lotteria del legno). Alcune suonano semplicemente vive, risuonano in un modo quasi magico. Altre, pur essendo ottime, non hanno quel “mojo” inspiegabile che ti fa innamorare. Questo è un punto dolente per molti, perché a fronte di un prezzo così elevato, ci si aspetterebbe una consistenza maggiore. Ho provato R9 che vibravano in modo incredibile, sentivo il corpo risuonare contro la mia pancia, il manico che sembrava un prolungamento del mio braccio. E altre, sempre R9, che pur suonando benissimo, non avevano quel “qualcosa” in più. È una questione soggettiva, certo, ma quando spendi certe cifre, vuoi la certezza di aver preso il pezzo migliore.

Il manico: amore o odio?

Il profilo Authentic ’59 Medium C è generalmente ben accolto. Molti lo trovano comodo, un buon compromesso tra spessore e velocità. Ma non è universale. Chi è abituato a manici sottili moderni potrebbe trovarlo un po’ cicciotto, soprattutto nelle prime posizioni. Chi cerca il “baseball bat” del ’58 potrebbe trovarlo un po’ troppo snello. È una questione di preferenze personali, ma è fondamentale provarla. Non dare per scontato che ti piaccia solo perché è “storicamente accurato”. Le mie mani, per esempio, si trovano meglio con profili leggermente più sottili, ma ho amici che non suonerebbero altro che una R9.

I Custombucker: fedeltà al PAF o limitazione?

I pickup Custombucker Alnico III sono una scelta voluta per la fedeltà storica. Molti li amano per il loro suono aperto, dinamico e vintage. Hanno quel “growl” tipico dei vecchi PAF, con una bella chiarezza anche sotto gain. Però, c’è chi li trova un po’ deboli in termini di output, o non abbastanza versatili per generi più moderni e aggressivi. E il fatto che siano unpotted, come ho detto, può portare a feedback indesiderato in situazioni ad alto volume. Ho visto diversi proprietari di R9, anche tra professionisti, sostituire i Custombucker con altre repliche PAF (come i Throbak, i Wizz, o persino i Seymour Duncan Seth Lover) per cercare un suono ancora più specifico o un output leggermente diverso. Questo, se ci pensi, è un po’ strano per una chitarra da decine di migliaia di euro: dover cambiare i pickup di serie.

Finitura VOS e “aging”: apprezzata o criticata?

La finitura VOS è un punto di forza per chi cerca il look vintage senza il costo e l’usura di un vero strumento d’epoca. L’aspetto leggermente invecchiato, la nitro sottile, sono tutti dettagli apprezzati. Ma c’è anche chi preferirebbe una finitura gloss lucida, senza l’invecchiamento artificiale, per poi farla invecchiare naturalmente suonandola. Alcuni criticano anche la consistenza dell’aging VOS, trovando che su alcune chitarre sia più riuscito e su altre meno. È un dettaglio estetico, ma a questo livello di prezzo, anche l’estetica conta eccome.

Controllo Qualità: il tallone d’Achille di Gibson?

Questa è la critica più frequente e, a mio parere, la più fondata, anche per prodotti Custom Shop. Nonostante il prezzo astronomico, a volte si trovano R9 con piccole imperfezioni: un binding non perfettamente levigato, un intarsio non proprio a filo, un setup di fabbrica non impeccabile, o, più raramente, problemi di fretting. Non parlo di difetti gravi che compromettono la suonabilità, ma di piccole sbavature che su una chitarra da 10-12 mila euro (o più, a seconda del mercato e delle fluttuazioni) sono difficili da digerire.

Certo, Gibson ha fatto passi da gigante negli ultimi anni per migliorare il controllo qualità, soprattutto nel Custom Shop. Ma l’idea che tu debba “scegliere” la tua R9 tra diverse, provandole per trovare quella “perfetta”, è ancora diffusa. Questo è un approccio che noi del fai da te conosciamo bene: quando costruisci una chitarra, sai che ogni pezzo è unico, e l’assemblaggio finale richiede attenzione. Ma da un prodotto di serie, per quanto di lusso, uno si aspetta una maggiore uniformità.

In sintesi, il sentimento popolare sulla Gibson Custom Shop 1959 Les Paul Reissue è di profonda ammirazione per il suono e il feeling che può offrire, ma anche di consapevolezza dei suoi “difetti” o, per meglio dire, delle sue peculiarità. Non è una chitarra per tutti, e la ricerca del “pezzo giusto” è parte integrante dell’esperienza d’acquisto.

Pro e Contro in relazione al prezzo

Ora, mettiamo sul piatto della bilancia i pregi e i difetti di questa chitarra, tenendo sempre a mente il suo prezzo da capogiro. Perché è quello il fattore che cambia tutto.

I PRO: il fascino indiscutibile della R9

1. Suono e Sustain Leggendari: Quando trovi la R9 giusta, il suono è semplicemente quello che hai sempre sentito nei dischi. Corposo, ricco di armoniche, con un sustain che sembra non finire mai. I Custombucker, nel loro contesto, tirano fuori quel “bark” e quel “growl” che sono il marchio di fabbrica delle Les Paul vintage. Il mix di legni e la costruzione long tenon contribuiscono a una risonanza incredibile. Non è solo un suono, è una sensazione fisica.n2. Feeling Vintage Autentico: Il manico Authentic ’59, la finitura nitro VOS, il binding rolled… tutto contribuisce a dare la sensazione di imbracciare una chitarra che ha già una storia, che è stata suonata e amata per anni. È un’esperienza tattile e sonora che poche altre chitarre riescono a replicare con tale fedeltà.n3. Qualità Costruttiva Elevata (nella maggior parte dei casi): Nonostante le piccole imperfezioni che a volte si trovano, la qualità dei materiali e dell’assemblaggio di base è eccezionale. I legni sono selezionati, l’attenzione ai dettagli costruttivi (incollaggi, routing) è di livello Custom Shop. Non stai comprando un giocattolo, ma uno strumento fatto per durare generazioni.n4. Valore di Mercato e Investimento: A differenza di molte altre chitarre, una R9 tende a mantenere molto bene il suo valore nel tempo, e in certi casi può persino aumentarlo. Non è solo una chitarra, è anche un investimento, un pezzo da collezione. Se la tratti bene, è difficile perderci soldi.n5. Ispirazione Musicale: C’è qualcosa di innegabile nel suonare uno strumento che è la replica fedele di quello usato dai tuoi idoli. Ti spinge a suonare in modo diverso, a esplorare sonorità che magari non avevi considerato. È una chitarra che ti “parla”.

I CONTRO: i nodi al pettine del prezzo

1. Prezzo Esorbitante: Questo è il gigantesco elefante nella stanza. Parliamo di cifre che vanno dai 10.000 ai 15.000 euro (e oltre, a seconda del negozio, delle fluttuazioni di mercato e del grado di fiammatura del top). È una cifra che taglia fuori la stragrande maggioranza dei chitarristi, anche quelli esperti o semi-professionisti. Per quel prezzo, puoi comprare diverse chitarre di altissima qualità, o addirittura farti costruire uno strumento custom su misura da un liutaio indipendente.n2. Consistenza non sempre perfetta (la “wood lottery”): Come detto, a volte trovi R9 che sono “magiche” e altre che sono “solo” ottime. A questo prezzo, ogni chitarra dovrebbe essere magica, senza se e senza ma. Il fatto di doverle provare e riprovare per trovare “quella giusta” è un problema, soprattutto per chi compra online.n3. Il timore di suonarla: Molti proprietari di R9 finiscono per tenerla in casa, nel case, tirandola fuori solo per occasioni speciali o per paura di rovinarla. È un peccato, perché una chitarra, per quanto preziosa, è fatta per essere suonata. Se la compri e poi la tieni sotto una campana di vetro, ti stai perdendo metà del divertimento e della sua ragion d’essere.n4. “Diminishing Returns”: C’è un punto in cui l’aumento di qualità (per quanto percepito) non giustifica più l’aumento esponenziale del prezzo. Una buona Les Paul Standard, o una buona replica di un produttore boutique, può arrivare al 90-95% del suono e del feeling di una R9 per una frazione del costo. Quel 5-10% in più che offre la R9 costa migliaia di euro. È un lusso che va oltre la pura funzionalità.n5. Sostituzione Pickup/Elettronica: Come accennato, non è raro che i proprietari di R9 cambino i pickup o addirittura l’elettronica. Questo suggerisce che anche la configurazione “storicamente accurata” non è sempre la soluzione ideale per tutti, e dover intervenire su una chitarra così costosa può essere frustrante. Noi del fai da te, certo, non ci facciamo problemi a modificare una chitarra, ma su una R9 l’idea di mettere mano a saldature e componenti può far tremare i polsi a molti.

Insomma, la Gibson CS 1959 Les Paul Reissue è una chitarra con un fascino innegabile e delle qualità sonore eccezionali. Ma il suo prezzo la rende un oggetto di lusso, con tutti i pro e i contro che ne conseguono. Bisogna essere onesti con se stessi e capire se si è disposti a pagare un premio così alto per quel 5-10% di autenticità e “mojo” in più.

Per chi è adatta la Gibson R9? E per chi è meglio evitarla?

Questa è la domanda da un milione di euro, anzi, da diecimila. Capire se la Gibson Custom Shop 1959 Les Paul Reissue è lo strumento giusto per te significa fare un esame di coscienza sulle tue esigenze, il tuo budget e le tue priorità.

Chi dovrebbe considerare seriamente una R9:

1. Il Collezionista/Investitore: Se il tuo obiettivo principale è possedere un pezzo da collezione che mantenga o aumenti il suo valore nel tempo, la R9 è un’ottima scelta. È un investimento, e come tale va trattato. La sua desiderabilità è intrinseca e riconosciuta a livello mondiale.n2. Il Musicista Professionista Esigente (con budget illimitato): Se sei un chitarrista professionista, la tua chitarra è il tuo strumento di lavoro principale, e hai un budget che ti permette di non guardare al cartellino del prezzo, una R9 può darti quel suono e quel feeling inconfondibili che ti distinguono. Soprattutto se suoni generi dove il suono Les Paul vintage è fondamentale (blues, classic rock, jazz). Qui, quel 5-10% in più di “mojo” può tradursi in ispirazione e performance migliori.n3. L’Appassionato Purista con Risorse: Se hai sempre sognato di possedere la replica più fedele possibile di una Burst originale e hai le risorse economiche per farlo, allora la R9 è la tua chitarra. Non ti accontenti di “quasi”, vuoi “esattamente”. Per te, l’autenticità storica e il rispetto dei minimi dettagli sono irrinunciabili.n4. Chi cerca l’apice dell’esperienza Gibson: Se hai già posseduto diverse Les Paul (Standard, Classic, ecc.) e vuoi fare il salto definitivo verso il top di gamma offerto da Gibson, la R9 è il punto di arrivo. È il culmine della linea di produzione e offre un’esperienza sensoriale e sonora che, per molti, non ha eguali.

Chi dovrebbe assolutamente evitarla (e cercare alternative):

1. Il Principiante o il Chitarrista Intermedio: Se sei agli inizi o hai già qualche chitarra ma non hai ancora sviluppato un orecchio e un tocco tali da apprezzare le sfumature più sottili che giustificano il prezzo, la R9 è uno spreco. Meglio investire in lezioni, amplificatori di qualità e chitarre più accessibili che ti permettano di crescere senza l’ansia di rovinare un oggetto così costoso.n2. Il Chitarrista Attento al Budget: Se il tuo portafoglio non ti permette di spendere cifre a cinque zeri per una chitarra, non sentirti in colpa. Ci sono tantissime alternative fantastiche che ti daranno un suono e un feeling straordinari per una frazione del costo. La R9 non è necessaria per essere un grande chitarrista.n3. Chi cerca Versatilità Estrema: Se hai bisogno di una chitarra che passi dal metal al jazz, dal country al funk con un solo cambio di pickup o di settaggio, la R9, con i suoi Custombucker vintage, potrebbe non essere la scelta più versatile. Certo, è una Les Paul, ma è votata a un certo tipo di sonorità.n4. Chi non vuole preoccuparsi di rovinarla: Se l’idea di portare una chitarra da 10-15 mila euro a un concerto, o anche solo di farle un graffio in casa, ti genera ansia, allora la R9 non fa per te. Una chitarra deve essere uno strumento, non un oggetto da museo. Se non puoi suonarla senza pensieri, ti stai perdendo il punto.n5. Il DIYer puro che ama smanettare: Noi che amiamo costruire e modificare le chitarre, spesso troviamo difficile giustificare un prezzo così alto per qualcosa che potremmo replicare (o quasi) con le nostre mani, spendendo molto meno. L’idea di dover pagare un premio così alto per dettagli che potremmo fare da soli, o che potremmo addirittura migliorare, è spesso un ostacolo. Se il tuo divertimento è nel processo di creazione e personalizzazione, una R9 potrebbe toglierti quel piacere.

In sintesi, la Gibson Custom Shop 1959 Les Paul Reissue è una chitarra per un pubblico molto specifico. Non è un acquisto che si fa alla leggera, e richiede una chiara comprensione delle proprie esigenze e possibilità.

Consiglio finale e alternative

Allora, alla fine della fiera, la domanda è sempre quella: la Gibson Custom Shop 1959 Les Paul Reissue vale davvero i soldi che costa?

Se sei tra quelli che rientrano nelle categorie “Per chi è adatta”, e il tuo budget lo permette senza farti dormire la notte, allora sì, la R9 può essere un’esperienza chitarristica senza pari. Ma il mio consiglio è sempre lo stesso: provane diverse. Non comprare la prima che ti capita. Cerca, viaggia, metti le mani su quanti più esemplari possibile. Solo così potrai trovare quella R9 che ti parla, che ha quel “mojo” in più, quella che ti fa sentire che ogni centesimo speso è valso la pena. E non aver paura di chiedere uno sconto, anche su chitarre di questo calibro, il margine c’è sempre.

Per tutti gli altri, e fidati, siete la stragrande maggioranza, la risposta è: no, non vale la pena spendere quelle cifre, a meno che non sia l’unico modo per realizzare un sogno che ti consuma. E anche in quel caso, valuta bene. Il piacere di suonare non è direttamente proporzionale al prezzo della chitarra.

Alternative valide (e più ragionevoli):

Se il suono e il feeling Les Paul sono quello che cerchi, ma il budget per una R9 è fuori portata (o semplicemente non vuoi spendere così tanto), ecco alcune alternative che, da chitarrista e smanettone, ti posso consigliare:

1. Gibson Les Paul Standard (50s o 60s): Gibson negli ultimi anni ha fatto un ottimo lavoro con la linea Standard. Le versioni 50s offrono manici più cicciotti e pickup Burstbucker che si avvicinano molto al suono PAF, mentre le 60s hanno manici slim taper e pickup più aggressivi. Sono chitarre fantastiche, costruite bene, con legni di qualità, e costano una frazione della R9. Con qualche modifica mirata (magari dei potenziometri migliori, dei condensatori PIO, o un set di pickup boutique più fedeli ai PAF), puoi avvicinarti moltissimo al suono R9.n2. Epiphone Les Paul Inspired by Gibson Custom Shop (o modelli Tribute): Le Epiphone di fascia alta, soprattutto quelle della linea “Inspired by Gibson” o le “Joe Bonamassa” di qualche anno fa, offrono un rapporto qualità-prezzo incredibile. Hanno legni buoni, un’ottima suonabilità e, con un cambio di pickup (magari dei buoni PAF-style come i Seymour Duncan Seth Lover o i DiMarzio PAF 36th Anniversary), possono trasformarsi in macchine da guerra che reggono il confronto con chitarre ben più costose. Non avranno il logo Gibson Custom Shop, ma suonano da paura.n3. Liuteria artigianale / Boutique Builders: Qui entriamo nel campo del su misura. Ci sono tantissimi liutai eccezionali in giro per il mondo, anche qui in Italia, che costruiscono repliche Les Paul di altissima qualità, a volte superiori anche alle Gibson Custom Shop, per un prezzo spesso inferiore o simile a quello di una Standard. Avrai uno strumento fatto a mano, con legni selezionati, pickup scelti appositamente, e un setup perfetto per te. Marchi come Eastman, Heritage, Maybach, o liutai indipendenti come Paoletti (anche se il prezzo è alto) o altri meno noti, offrono alternative fantastiche.n4. Costruirla da te (o assemblarla): E qui, ovviamente, caschiamo nel mio campo preferito. Se hai voglia di imparare, di sporcarti le mani, puoi acquistare un kit di buona qualità (esistono body e manici pre-finiti o grezzi, con legni di livello) e assemblare la tua Les Paul. Sceglierai tu i pickup, l’elettronica, l’hardware. Ti costerà una frazione del prezzo e avrai la soddisfazione di suonare una chitarra che hai fatto tu. Non sarà una “Gibson”, ma sarà la tua chitarra, e avrà un valore affettivo inestimabile. E ti assicuro che con gli strumenti giusti e un po’ di pazienza, il risultato può essere sorprendente.

In conclusione, la Gibson CS 1959 Les Paul Reissue è una chitarra straordinaria, un pezzo di ingegneria e artigianato che incarna un pezzo di storia della musica. Ma non è l’unica strada per raggiungere il suono e il feeling Les Paul. Ci sono tante altre opzioni, alcune più economic

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