Discover the History and Secrets of the Electric Guitar with Us!

Quando si parla di electric guitar, non parliamo solo di uno strumento. Parliamo di qualcosa che ha cambiato il mondo della musica, ha dato voce a generazioni e ha fatto sognare milioni di persone. E diciamocelo, per noi che amiamo sporcarci le mani, è anche un puzzle affascinante, un insieme di legno, metallo ed elettronica che aspetta solo di essere capito, costruito, o magari modificato. In questo viaggio, non ti racconterò la storia dal punto di vista di un accademico. Ti racconto la storia come l’ho scoperta io, nel mio garage, tra un errore e l’altro, cercando di capire perché certe cose funzionano in un modo e altre in un altro. Se ci sono riuscito io, con un po’ di pazienza e i giusti attrezzi, puoi farcela anche tu. La chitarra elettrica è nata per necessità, negli anni ’30, negli Stati Uniti. I chitarristi jazz si trovavano a suonare in orchestre sempre più grandi, e la povera chitarra acustica, per quanto bella, si perdeva nel frastuono. Serviva qualcosa che spingesse il suono, che lo rendesse udibile. E così, qualcuno ha avuto l’idea di amplificare le vibrazioni delle corde. Da lì, è stata un’evoluzione continua. Dalle prime “frying pan” in alluminio, alle Fender Stratocaster And Gibson Les Paul che tutti conosciamo. Ogni passo, ogni modifica, non è stato solo un vezzo estetico, ma una soluzione a un problema, una ricerca di un suono diverso, o semplicemente un modo più efficiente per costruire uno strumento. E per chi come noi si avventura nel fai da te, capire questa storia significa capire il “perché” dietro ogni pezzo che montiamo.

Le Radici Elettriche: Quando la Chitarra Acustica Non Bastava Più (E Abbiamo Iniziato a Sperimentare)

Immaginatevi: siamo negli anni ’20, ’30 del secolo scorso. Il jazz è in pieno fermento, le big band riempiono i locali. Il chitarrista, con la sua acustica, per quanto bravo, non riesce a farsi sentire sopra trombe, sassofoni e batterie. Era un problema grosso, non da poco. La musica stava cambiando, e gli strumenti dovevano tenere il passo. I primi tentativi di amplificazione erano un po’ rudimentali, ma geniali nella loro semplicità. Qualcuno provò con microfoni da fonografo, altri sperimentarono con trasduttori piezoelettrici montati sul ponte della chitarra acustica. Funzionava, ma il suono era spesso metallico, poco naturale, e soprattutto, si innescava facilmente. Il feedback era un incubo.

La Nascita del Pickup Magnetico: La Scintilla

La vera svolta arrivò con l’idea di usare il principio dell’induzione elettromagnetica. Se una corda metallica vibra vicino a una bobina di filo avvolta attorno a un magnete, genera una piccola corrente elettrica. Quella corrente, amplificata, è il suono della chitarra elettrica. Semplice, no? Beh, sulla carta sì, ma per arrivarci ci volle del genio. George Beauchamp e Adolph Rickenbacker, con la loro “Frying Pan” (Rickenbacker Electro A-22), furono tra i primi a commercializzare una chitarra elettrica a corpo solido, pensata proprio per l’amplificazione. Era il 1931. Il corpo era in alluminio, la forma ricordava una padella, da qui il nome. Non era bella da vedere, ma funzionava. E soprattutto, il corpo solido riduceva drasticamente il feedback. Per noi, che vogliamo costruire, questo è un punto cruciale. Il pickup magnetico è il cuore della nostra chitarra. Capire come funziona, anche a grandi linee, ti aiuta a scegliere quello giusto per il suono che cerchi. E ti fa apprezzare l’ingegno di quei pionieri che, con pochi mezzi, hanno gettato le basi di tutto.

Le Prime Chitarre Semi-Acustiche Amplificate

Parallelamente alle “padelle”, molte aziende iniziarono a montare pickup magnetici su chitarre acustiche con corpo cavo, le cosiddette archtop. Modelli come la Gibson ES-150, resa celebre da Charlie Christian, dimostrarono che si poteva avere un suono amplificato più caldo e risonante. Il problema del feedback, però, rimaneva. Il corpo cavo, seppur utile per la risonanza, era una cassa di risonanza per le vibrazioni indesiderate ad alto volume. Questo ci porta al prossimo grande passo: la nascita del corpo solido come lo conosciamo oggi. Ricordo ancora la prima volta che ho provato a capire i circuiti di un pickup. Ho smontato un vecchio humbucker economico, ho guardato quei fili sottili avvolti attorno ai magneti. Sembrava una cosa da ingegneri aerospaziali, ma in realtà è una genialata meccanica ed elettrica allo stesso tempo. Non abbiate paura di aprirne uno, se ne avete uno vecchio da sacrificare. Si impara un sacco.

Il Grande Salto: Dal Corpo Vuoto al Solid Body (E Perché Dovrebbe Interessarti se Costruisci)

Se le prime chitarre elettriche erano compromessi tra acustica ed elettronica, il vero punto di svolta arrivò con il corpo pieno, il solid body. Questo non era più un’acustica modificata, ma uno strumento progettato da zero per essere amplificato. E qui, due nomi hanno fatto la storia: Leo Fender e Ted McCarty di Gibson.

Fender: La Filosofia della Semplicità e della Modularità

Leo Fender non era un liutaio. Era un tecnico radio. La sua visione era pragmatica: costruire strumenti che fossero facili da produrre, da assemblare, e soprattutto, facili da riparare. Questo è il mantra del fai da te, no? Se qualcosa si rompe, devi poterlo sistemare senza dover ipotecare la casa. La Fender Telecaster, nata nei primi anni ’50 (prima Broadcaster, poi Nocaster, infine Telecaster), è l’emblema di questa filosofia. Un blocco di legno massello, un manico avvitato (bolt-on neck), due pickup single coil, un ponte semplice. Tutto modulare. Se il manico si rovina, lo sviti e ne metti un altro. Questo, per chi costruisce in garage, è un vantaggio enorme. Non serve una maestria da ebanista per un set neck, basta precisione nel creare le tasche e forare per le viti. Poi arrivò la Fender Stratocaster nel 1954. Ancora un corpo solido, ma con curve ergonomiche, tre single coil, e soprattutto, il sistema tremolo sincronizzato. La Strat era più complessa della Tele, ma offriva una versatilità sonora incredibile e un comfort che la rese subito un’icona. Per un costruttore hobbista, la Strat è già un passo avanti in termini di complessità: i contorni del body, la cavità per il tremolo, il routing per i tre pickup. Ma è fattibile, eccome!

Gibson: Eleganza, Potenza e Tradizione Liutaia

Dall’altra parte del ring c’era Gibson, con Ted McCarty al timone. Gibson aveva una lunga tradizione nella costruzione di strumenti acustici e archtop. La loro risposta al solid body fu la Gibson Les Paul, sviluppata in collaborazione con il chitarrista Les Paul e introdotta nel 1952. La Les Paul era diversa. Aveva un manico incollato (set-neck), che secondo molti offre più sustain. Il corpo era in mogano con un top in acero scolpito, un lavoro di ebanisteria notevole. I primi modelli montavano pickup P90, poi arrivarono gli humbuckers, inventati da Seth Lover proprio per Gibson per eliminare il ronzio dei single coil. Per un liutaio fai da te, costruire una Les Paul è una sfida più grande rispetto a una Telecaster. Il manico incollato richiede precisione assoluta nell’incastro e nell’angolazione. Il top scolpito è un lavoro che richiede attrezzi specifici o tanta, tanta pazienza e manualità con lime e carta vetrata. Non è impossibile, ma è un progetto per quando si ha già qualche esperienza.

Legno, Forma e Suono: Cosa Impariamo per il Nostro Progetto

Questa rivalità ha plasmato il mondo della chitarra elettrica e ci ha lasciato un’eredità enorme. Ma cosa impariamo noi, nel nostro garage? * La scelta del legno: Mogano, acero, ontano, frassino. Ogni legno ha le sue caratteristiche di peso, risonanza e lavorabilità. Un body in ontano sarà più leggero e risonante di uno in mogano. L’acero sul manico darà un attacco più brillante. * Il tipo di manico: Il bolt-on di Fender è più facile da costruire e sostituire, e spesso si dice che abbia un attacco più “snap” e brillante. Il set-neck di Gibson è più complesso, offre un sustain maggiore e un suono più caldo. Per un primo progetto, un bolt-on è sicuramente meno frustrante. * La forma del corpo: Non è solo estetica. I contorni della Stratocaster la rendono più comoda da suonare in piedi o seduti. Il blocco massiccio della Les Paul dà un’impressione di potenza, ma pesa anche di più. La mia prima chitarra, ve lo dico, era un disastro ergonomico. Ho preso un blocco di frassino e l’ho sagomato un po’ a occhio. Risultato? Scomoda da morire. Ho imparato che le curve della Stratocaster non sono lì per caso. C’è un’ingegneria dietro, dettata dalla postura del musicista. Non inventate la ruota, almeno all’inizio. Seguite le linee dei grandi, e poi magari sperimentate.

Il Cuore Elettrico: Pickup, Potenziometri e Fili (Quelli che Fanno il Suono, e a Volte Ti Fanno Impazzire)

Bene, abbiamo il nostro pezzo di legno sagomato e il manico montato. Ma il suono, quello vero, esce dall’elettronica. E qui, ragazzi, c’è un mondo intero da esplorare. Non abbiate paura dei fili e dello stagno, perché con un po’ di pratica, saldare diventa quasi meditativo.

Single Coil vs. Humbucker: Due Anime, Mille Suoni

La prima grande scelta che influenza il suono è il tipo di pickup. * I single coil, come quelli della Telecaster o della Stratocaster, hanno un suono brillante, cristallino, con un buon attacco. Sono perfetti per blues, funk, country. Il rovescio della medaglia? Tendono a “ronzare” (hum) a causa delle interferenze elettromagnetiche. È il prezzo da pagare per quel suono iconico. * Gli humbuckers, inventati per eliminare quel ronzio (da cui “hum-bucking”, che “combatte il ronzio”), hanno due bobine avvolte in controfase. Questo li rende più silenziosi, ma cambia anche il suono: è più grosso, più caldo, con più output. Perfetti per rock, metal, jazz. Poi ci sono le vie di mezzo: i P90, un single coil “ciccio” con un suono più corposo rispetto ai single coil tradizionali, ma ancora con un po’ di ronzio. E i mini-humbucker, più piccoli, con un suono a metà strada tra i due.

Potenziometri e Condensatori: Il Cervello del Tono

Dopo i pickup, l’elettronica di controllo è fondamentale. Parliamo di potenziometri (volume e tono) e condensatori. * I potenziometri sono resistenze variabili che controllano il flusso del segnale. Generalmente, si usano valori da 250k Ohm per i single coil e 500k Ohm per gli humbucker. Perché? I 250k “tagliano” un po’ gli alti, addolcendo il suono brillante dei single coil. I 500k lasciano passare più acuti, mantenendo la brillantezza degli humbucker. Non è una regola ferrea, potete sperimentare. La mia esperienza è che con i 500k su single coil, a volte il suono diventa troppo stridulo, ma è una questione di gusti. * I condensatori, invece, sono usati nei controlli di tono. Non bloccano il segnale, ma deviano le frequenze alte verso massa, “tagliando” gli acuti. Il valore più comune è 0.022 microFarad (uF), ma si trovano anche 0.047uF (per un taglio più aggressivo) o 0.015uF (per un taglio più dolce). Anche qui, il gusto personale conta. La prima volta che ho saldato un circuito, sembrava un nido di piccioni. Fili ovunque, saldature fredde, ronzii che sembravano provenire da un UFO. Ma con un buon saldatore, stagno di qualità e tanta pazienza, si impara. E la soddisfazione di sentire il tuo circuito funzionare è impagabile.

Lo Schema Elettrico: La Mappa del Tesoro

Non improvvisate con i fili. Cercate uno electrical diagram. Online ne trovate a bizzeffe per ogni configurazione di pickup e controlli. Ci sono schemi per Telecaster, Stratocaster, Les Paul, con mille varianti (coil split, phase switch, kill switch…). Un buon punto di partenza è il sito di Seymour Duncan o DiMarzio, che offrono schemi dettagliati per i loro pickup, ma che possono essere adattati a qualsiasi marca. Scaricate, studiate, e seguite passo passo. È come montare un mobile Ikea, ma con più rischio di scosse. Scherzo, ma attenzione alla sicurezza! Se ti senti bloccato o vuoi dare una rinfrescata alla tua elettronica attuale, ti consiglio di dare un’occhiata anche agli articoli su how to modify your guitar. Lì troverai spunti e guide per migliorare l’elettronica esistente, magari con qualche trucco per saldature pulite e durature. Ricordo quando ho provato a fare un coil split su un humbucker per la prima volta. Ho dovuto studiare bene come erano collegati i fili delle due bobine. Sembrava un’operazione complessa, ma alla fine, seguendo lo schema, è venuto fuori un suono nuovo e interessante. Questo è il bello del fai da te: puoi personalizzare il suono della tua chitarra in modi che non potresti mai fare con uno strumento di serie.

Il Manico: Anima della Suonabilità (e Perché la Curva della Tastiera Conta Davvero)

Il manico è forse la parte più critica di una chitarra, quella che determina la suonabilità e il comfort. Un buon manico può trasformare una chitarra mediocre in qualcosa di decente, mentre un manico problematico può rendere insopportabile anche lo strumento più costoso.

Legni per il Manico e la Tastiera: Scelte e Compromessi

I legni più comuni per il manico sono l’acero e il mogano. * L’maple è rigido e stabile, offre un suono brillante e un attacco veloce. È spesso usato sia per il manico che per la tastiera (manici “one-piece” o con tastiera in acero). * Il mogano è più morbido, offre un suono più caldo e un sustain maggiore. È comune sulle Gibson, spesso accoppiato a tastiere in palissandro o ebano. Per la tastiera, le scelte classiche sono: * Il rosewood (rosewood): caldo, con pori aperti, offre un tocco morbido. * L’maple (maple): brillante, liscio, con un attacco più secco. * L’ebano: denso, liscio, molto brillante, spesso usato su strumenti di alta gamma. La scelta del legno influisce sul suono, certo, ma anche sull’estetica e sulla sensazione al tatto. La prima volta che ho costruito un manico da zero, ho optato per l’acero. È più facile da lavorare e perdona qualche errore in più rispetto al mogano.

Il Truss Rod: Il Regolatore dell’Anima

Dentro ogni manico c’è il truss rod. È una barra metallica che serve a contrastare la tensione delle corde e a regolare la curvatura del manico (il “relief”). Senza un truss rod, il manico si inarcerebbe inevitabilmente sotto la tensione delle corde, rendendo la chitarra ingiocabile. Esistono due tipi principali: * Single action: agisce in una sola direzione, raddrizzando il manico. * Dual action: agisce in entrambe le direzioni, permettendo di raddrizzare il manico o di dargli una leggera curvatura all’indietro. Quest’ultimo è più versatile e spesso preferito sui manici moderni. Regolare il truss rod è una delle prime cose che impariamo quando mettiamo le mani su una chitarra. Non abbiate paura, ma siate delicati. Un quarto di giro alla volta, aspettate che il legno si assesti, e controllate la curvatura. Ho visto manici rovinati da gente troppo frettolosa. La pazienza qui è una virtù.

Raggio della Tastiera (Fretboard Radius): Il Dettaglio che Cambia Tutto

The raggio della tastiera è la curvatura della superficie della tastiera. Si misura in pollici (ad esempio, 7.25″, 9.5″, 12″, 16″). * Un raggio più piccolo (es. 7.25″ o 9.5″) significa una tastiera più curva. È comodo per gli accordi, ma può causare “fretting out” (le corde si spengono) sui bending estremi, specialmente con action basse. È il raggio classico delle vecchie Fender. * Un raggio più grande (es. 12″ o 16″) significa una tastiera più piatta. Ideale per i bending e per l’action bassa, ma meno comodo per gli accordi a barra per alcuni. È tipico delle Gibson e delle chitarre moderne. * Esistono anche i compound radius, che partono da un raggio più piccolo al capotasto e diventano più grandi verso il ponte, combinando il meglio dei due mondi. Per un progetto fai da te, scegliere il raggio giusto è fondamentale. Se usi un manico prefabbricato, sarai vincolato al suo raggio. Se lo costruisci da zero, hai la libertà di scegliere, ma tieni conto che il raggio influenza anche il setup del ponte e dei pickup.

I Tasti (Frets): La Loro Altezza e il Loro Materiale

I tasti sono l’interfaccia tra le tue dita e il suono. La loro altezza e larghezza influenzano la suonabilità. * Tasti più alti (jumbo, medium jumbo) rendono più facili i bending e permettono un tocco leggero, ma richiedono più precisione per non premere troppo. * Tasti più bassi (vintage) danno più contatto con la tastiera, ma i bending sono più faticosi. Il materiale più comune è il nichel-argento, ma ci sono anche tasti in acciaio inossidabile, più duri e resistenti all’usura, ma più difficili da lavorare. La prima volta che ho limato e lucidato i tasti, ho capito perché è un lavoro da professionisti. Ci vuole una precisione maniacale per evitare buzz e note spente. Qui, ragazzi, la pazienza è tutto. Non pensate di fare un lavoro perfetto al primo tentativo. Io ci ho messo tre manici prima di fare un fretjob decente. La cura del manico, dalla sua costruzione alla regolazione, è ciò che separa una chitarra “suonabile” da una “piacevole da suonare”. Non sottovalutate mai questo aspetto.

Finiture e Hardware: Il Look e la Funzione (E le Ore di Carteggio che Ti Aspettano)

Abbiamo il legno, l’elettronica, il manico. Ora dobbiamo farla suonare bene e farla anche bella da vedere. Qui entrano in gioco l’hardware and the finitura. Due aspetti che, per il costruttore fai da te, possono essere fonte di grandi soddisfazioni o di infiniti grattacapi.

L’Hardware: Il Ponte, le Meccaniche e l’Affidabilità

L’hardware non è solo estetica; è fondamentale per la stabilità dell’accordatura, il sustain e la trasmissione delle vibrazioni. * Il Ponte: Ce ne sono di due tipi principali. * Fisso (Hardtail/Tune-o-matic): Semplici, stabili, offrono un ottimo sustain. Perfetti per chi non usa il vibrato. Il Tune-o-matic, con la sua cordiera separata, è un classico Gibson. L’hardtail è un ponte fisso con le corde che passano attraverso il corpo, tipico di molte Telecaster. * Tremolo: Permette di alterare l’intonazione delle corde. Dal semplice tremolo sincronizzato della Stratocaster, al più complesso Floyd Rose, che offre una stabilità di accordatura incredibile anche con dive bomb estremi, ma è un incubo da settare per i principianti. Per un primo progetto, un ponte fisso ti risparmierà un bel po’ di mal di testa. * Le Meccaniche (Tuners): Servono a tenere l’accordatura. * Standard: Le classiche meccaniche. * Locking Tuners (Meccaniche Bloccanti): Bloccano la corda nel perno, aumentando la stabilità dell’accordatura e velocizzando il cambio corde. Un upgrade che consiglio a tutti, specialmente se usi un tremolo non-locking. * The Nut: Il punto dove le corde poggiano prima di arrivare alle meccaniche. Materiali come l’osso, l’avorio sintetico (TUSQ) o il grafite sono preferibili alla plastica economica. Un capotasto ben tagliato è cruciale per l’intonazione e l’action al primo tasto. È un piccolo dettaglio, ma può fare una differenza enorme. Ho speso ore a provare a settare un Floyd Rose sulla mia seconda chitarra. Ogni volta che cambiavo accordatura, dovevo ribilanciare il ponte. Un incubo. Ho imparato che a volte la semplicità paga.

La Finitura: Protezione, Estetica e Tanta Pazienza

There finitura non è solo una questione estetica, protegge il legno dall’umidità, dall’usura e dai graffi. Ma, per il costruttore fai da te, è spesso la fase più lunga e frustrante. * Vernice Poliuretanica (Poly): Dura, resistente, facile da applicare (relativamente), ma può essere spessa e “soffocare” un po’ il suono del legno. È la finitura più comune sulle chitarre moderne prodotte in serie. * Vernice Nitrocellulosa (Nitro): Più sottile, “respira” con il legno, invecchia magnificamente (si crepa, ingiallisce), e per molti offre un suono più risonante. È più difficile da applicare (richiede molte mani sottili e tempi di essiccazione lunghi), è meno resistente agli urti e ai solventi, ed è infiammabile. Per me, la nitro è un calvario, ma il risultato finale ripaga la fatica. * Finiture a Olio/Cera: Le più semplici da applicare per un hobbista. Penetrano nel legno, lo proteggono lasciandolo respirare. Offrono un feeling naturale e setoso. Non proteggono come le vernici, ma sono facili da ritoccare. Perfette per un manico o per un body che si vuole lasciare molto “vivo”. La finitura, per me, è sempre stata una mezza tortura. Ore di carteggio, mani di vernice, attese interminabili. Il mio primo body verniciato in nitro è venuto fuori con colature, buchi, polvere intrappolata. Ho dovuto carteggiare e rifare. Ma ogni errore è una lezione. E quando finalmente vedi quella finitura lucida e profonda, la soddisfazione è enorme. Un buon consiglio, per iniziare, è di optare per una finitura a olio o una vernice spray acrilica trasparente. Sono più facili da gestire e perdonano di più. Se poi volete avventurarvi nella nitro, preparatevi a un percorso più lungo e impegnativo. Ma il risultato può essere spettacolare. Per approfondire, un’ottima risorsa che ripercorre la storia e l’evoluzione della chitarra elettrica, toccando anche questi aspetti costruttivi, è l’articolo di Premier Guitar sulla storia della solid-body guitar, che puoi trovare qui: The History of the Solidbody Electric Guitar. Ti darà una prospettiva più ampia su come le scelte di design e materiali si siano evolute nel tempo.

La Tua Chitarra, la Tua Storia: Il Futuro del Fai Da Te (E Perché Vale la Pena Iniziare)

Abbiamo fatto un bel giro, partendo dalle prime idee fino ai dettagli costruttivi che rendono una chitarra unica. Ma la storia della electric guitar non è finita, e il suo futuro è più che mai nelle mani di chi, come noi, non ha paura di sperimentare.

Le Nuove Frontiere: Multiscale, Headless e l’Artigianato Moderno

Negli ultimi anni, il mondo della chitarra elettrica ha visto l’emergere di nuove tendenze. Le chitarre multiscale, con tasti disposti a ventaglio, offrono una tensione delle corde più bilanciata e un’intonazione migliore su tutta la tastiera. Le chitarre headless, senza paletta, sono più compatte, leggere e spesso più stabili nell’accordatura. Queste innovazioni, un tempo relegate a pochi liutai d’élite, stanno diventando sempre più accessibili anche per il mondo del fai da te. Con i giusti piani e un po’ di coraggio, si possono costruire strumenti che fino a qualche anno fa erano impensabili per un hobbista.

Il Valore del Fai Da Te: Imparare, Creare, Suonare

Il motivo principale per cui vale la pena avventurarsi nella costruzione di una chitarra elettrica non è solo avere uno strumento unico. È il processo stesso. * Imparare: Ogni passaggio, dalla scelta del legno alla saldatura di un pickup, ti insegna qualcosa. Capisci come funziona la fisica del suono, l’elettronica, la meccanica. * Creare: C’è una soddisfazione immensa nel prendere un pezzo di legno e trasformarlo in qualcosa che suona, che ha un’anima. È la tua espressione, il tuo lavoro. * Personalizzare: Puoi scegliere ogni componente, ogni colore, ogni dettaglio. Non sarai legato alle scelte di un produttore. La chitarra sarà *tua*, in ogni senso. * Sbagliare e Rifare: E sì, si sbaglia. Ho fatto buchi nel posto sbagliato, ho verniciato male, ho saldato a rovescio. Ma ogni errore è stata una lezione che mi ha reso più bravo nel tentativo successivo. Non abbiate paura di sporcarvi le mani e di fare qualche pasticcio. Fa parte del gioco. La chitarra elettrica, con la sua versatilità e le infinite possibilità di personalizzazione, è diventata un vero e proprio strumento di espressione personale. Ogni chitarra racconta una storia, porta con sé l’anima del suo proprietario e le tracce dei brani che ha suonato. E quella che costruirai tu, avrà la tua storia, i tuoi errori, le tue vittorie. Non importa se sarà un piccolo club o un palco improvvisato in giardino, quando le luci si abbassano e i primi accordi risuonano nell’aria, la tua chitarra, quella che hai costruito con le tue mani, diventerà protagonista. E tu sarai lì, a suonarla, con un sorriso che solo chi ha creato qualcosa dal nulla può capire. Allora, cosa aspetti? Prendi i tuoi attrezzi, un po’ di legno, e inizia il tuo viaggio. La strada è lunga, ma la soddisfazione finale è impagabile. E ricorda, se ci sono riuscito io nel mio garage, puoi riuscirci anche tu. Basta avere voglia e non spaventarsi di sbagliare.

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