Principali Chitarre Elettriche Yamaha: Guida Scelta

Allora, ci siamo. Sei lì, con l’idea fissa di una chitarra elettrica nuova, e il nome Yamaha ti frulla in testa. Non è un caso, eh. Per anni, Yamaha ha avuto questa reputazione di “costruttore affidabile ma un po’ anonimo”, roba che suona bene ma non ti fa girare la testa come un’americana blasonata.

Eppure, ti dico una cosa: ho smontato e rimontato parecchie chitarre in garage, e ogni volta che mi è capitata tra le mani una Yamaha, dalla più economica alla media gamma, ho trovato un’attenzione ai dettagli e una solidità costruttiva che non sempre trovi altrove. Non sono chitarre da sbandierare per il blasone, ma sono oneste, fatte bene, e spesso sottovalutate.

Il problema, però, è che la loro offerta è vasta. E se non sai dove mettere le mani, rischi di perderti. Magari hai un budget, un’idea di suono, ma ti chiedi: quale modello Yamaha mi serve davvero? È una domanda che mi sono fatto anche io, e che in tanti mi fanno.

Questa guida serve proprio a questo: a farti capire quali sono le principali chitarre elettriche Yamaha che meritano la tua attenzione, cosa aspettarti da ognuna, e soprattutto, per chi sono state pensate. Niente fuffa di marketing, solo la mia esperienza e il sentimento di chi queste chitarre le suona e le “apre”.

Perché Yamaha? Sottovalutati Ma Affidabili

Yamaha FGX800C Solid Top Cutaway Acoustic-Electric Guitar, Dreadnought
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★ 4.8 (376 recensioni)
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Partiamo da un presupposto: Yamaha è un colosso. Producono di tutto, dalle moto ai pianoforti, dai motori marini agli strumenti musicali. Questa cosa, a volte, gioca a loro sfavore nel mondo della chitarra elettrica. Sembra che non siano “specializzati” abbastanza.

Ma è proprio qui che si sbaglia. La loro esperienza nella produzione industriale, combinata con un’ingegneria solida, si traduce in strumenti con una consistenza qualitativa pazzesca. Difficilmente ti capita una Yamaha “nata male”.

Certo, non hanno il fascino della piccola bottega artigiana, ma se cerchi uno strumento che funzioni, che sia robusto e che suoni bene senza svuotarti il portafoglio, ti dico, dai una chance a queste chitarre Yamaha. Potresti scoprire che il tuo prossimo cavallo di battaglia è proprio una di loro.

La Diagnosi Rapida: Cosa Cerchi Davvero?

Prima di tuffarci nei modelli specifici, fermati un attimo. Qual è il tuo punto di partenza? Mettere a fuoco queste domande ti aiuterà a scremare subito il campo e a capire per quale chitarra ti stai orientando.

1. Il Tuo Budget

Entry-level (300-450€): Cerchi qualcosa per iniziare o come muletto affidabile senza spendere una fortuna. Vuoi il massimo rapporto qualità-prezzo e sei disposto a fare qualche piccola modifica in futuro.
Fascia media (500-800€): Hai già qualche chitarra o cerchi un upgrade significativo. Vuoi componentistica migliore, legni più selezionati e un’estetica più curata.
Fascia alta (800€+): Sei un musicista esigente, magari lavori con la musica, e cerchi uno strumento che sia quasi “definitivo” per le tue esigenze, con pickup di marca e hardware di qualità superiore.

2. Il Tuo Genere Musicale

Versatilità: Suoni un po’ di tutto, dal pop al rock, al blues leggero? Ti serve una chitarra che si adatti a diversi contesti.
Rock/Blues: Ami i suoni caldi, corposi, con un buon sustain e magari un po’ di “grinta” quando spingi l’ampli.
Metal/Hard Rock: Ti servono pickup potenti, un manico veloce e magari un ponte tremolo affidabile per dive bomb e vibrati estremi.
Clean/Funk/Jazz: Prediligi suoni puliti, definiti, con una buona articolazione e magari un tocco vintage.

3. Il Comfort e l’Ergonomia

Peso: Suoni spesso in piedi? Un corpo leggero fa la differenza.
Profilo manico: Preferisci manici sottili e veloci o qualcosa di più cicciotto per un grip migliore?
Estetica: L’occhio vuole la sua parte, ammettiamolo. Ti piace uno stile più classico o qualcosa di più moderno e aggressivo?

Ok, ora che hai un’idea più chiara di cosa ti serve, possiamo andare a vedere i modelli. Ho selezionato quelli che, secondo me e il sentire comune, rappresentano le scelte più interessanti nel panorama delle chitarre elettriche Yamaha per l’hobbista e il musicista attento.

Yamaha Pacifica 112V: Il Cavallo di Battaglia Economico

Se c’è una chitarra che ha fatto la storia di Yamaha nel segmento entry-level, è lei: la Pacifica. E la 112V è la versione che, negli anni, è diventata un vero e proprio standard per chi inizia o cerca un muletto affidabile. Non è un caso che la trovi in ogni scuola di musica e in ogni sala prove.

Quando mi è capitata la prima Pacifica 112V tra le mani, ero scettico. “Un’altra chitarra economica”, pensavo. Poi l’ho collegata, l’ho suonata, e ho cominciato a capire. È una chitarra onesta, senza fronzoli, che fa il suo dovere e lo fa bene. E se sei uno che smanetta, ti dico, ha un potenziale di modifica e upgrade che non ti aspetti.

Caratteristiche Tecniche della Pacifica 112V

Corpo: Ontano (Alder). Questa è una scelta non scontata per questa fascia di prezzo. L’ontano è un legno leggero e risonante, molto apprezzato per la sua versatilità timbrica, tipico di molte Stratocaster blasonate.
Manico: Acero (Maple), bolt-on (avvitato). Un classico per la stabilità e la brillantezza del suono.
Tastiera: Solitamente in Palissandro (Rosewood) o Alloro indiano (Indian Laurel), con 22 tasti medium jumbo. Il raggio (radius) è di 13.75″ (350mm), un compromesso ottimo che facilita sia gli accordi che gli assoli veloci.
Profilo Manico: Un “C” sottile, molto confortevole e veloce, adatto a quasi tutte le mani.
Scala: 25.5″ (648mm), la scala Fender-style, che garantisce brillantezza e una buona tensione delle corde.
Pickup: Configurazione HSS (Humbucker-Single Coil-Single Coil) con pickup Yamaha Alnico V. Il bridge humbucker è bello potente, mentre i single coil al manico e centrale offrono i classici suoni cristallini. C’è anche una funzione push-pull sul tono per splittare l’humbucker, rendendola ancora più versatile.
Ponte: Tremolo vintage a 6 viti. Non è un Floyd Rose, ma per vibrati leggeri e un po’ di “fluttuazione” fa il suo lavoro. Ricorda che è un ponte flottante, quindi un buon setup è fondamentale.
Meccaniche: Standard die-cast (pressofuse), affidabili e tengono bene l’accordatura se non le strapazzi troppo.
Finitura: Lucida poliuretanica, resistente e ben applicata.

Sentimento Popolare: Cosa Dicono i Forum e Gli Acquirenti

La Pacifica 112V è un po’ la “scelta sicura” per chi non vuole sbagliare. Sui forum è un classico consiglio per i principianti, ma anche per i chitarristi esperti che cercano una base solida per un progetto di modding.

Molti ne lodano la suonabilità appena tirata fuori dalla scatola. Il manico è comodo, l’action (l’altezza delle corde) spesso è già decente. La versatilità sonora è un altro punto a favore: puoi passare dal blues al rock, dal pop al funk senza problemi grazie alla configurazione HSS e al coil split.

I “difetti” comuni? Spesso i pickup Yamaha, pur essendo buoni per il prezzo, vengono visti come il primo elemento da aggiornare per chi cerca un suono più “premium”. Non sono scadenti, sia chiaro, ma non hanno la personalità di un Seymour Duncan o un DiMarzio. Anche il ponte tremolo, pur essendo funzionale, non è il massimo in termini di stabilità dell’accordatura se usato in modo aggressivo. Ma per un uso normale, va benissimo.

Pro e Contro in Relazione al Prezzo (300-450€)

PRO: Legni di qualità: Ontano per il corpo e acero per il manico sono una rarità a questo prezzo.
Versatilità sonora: HSS + coil split ti copre un sacco di generi.
Costruzione solida: La qualità costruttiva Yamaha è evidente, pochi difetti di fabbrica.
Manico comodo: Il profilo “C” e il raggio della tastiera la rendono facile da suonare.
Ottima base per upgrade: Se in futuro vuoi cambiare pickup, ponte o meccaniche, hai una base eccellente.

CONTRO: Pickup standard: Non hanno un carattere distintivo, ma sono funzionali.
Ponte tremolo: Per un uso intenso, potresti volerlo bloccare o sostituire.
Estetica “base”: Non ha quel “wow factor” che magari cerchi in una chitarra più costosa. È una chitarra da battaglia.

Per Chi È Adatta / Chi Dovrebbe Evitarla

Adatta a: Principianti: Un’ottima prima chitarra che non ti limita.
Chitarristi intermedi: Come muletto affidabile o come base per un progetto di modding.
Musicisti versatili: Se suoni in cover band o hai bisogno di tanti suoni diversi.
Chi ha un budget limitato: Difficile trovare di meglio a questo prezzo.

Da evitare se: Cerchi un suono molto specifico: Se hai già in mente un suono signature e non vuoi modifiche.
Vuoi un look “boutique”: L’estetica è standard, senza fronzoli.
Sei un maniaco dei vibrati estremi: Il ponte non è progettato per questo.

Per me, la Pacifica 112V è un acquisto a rischio zero. Ne ho avute due, una l’ho regalata a un amico che voleva iniziare, l’altra l’ho tenuta per un po’ e ci ho cambiato i pickup, mettendoci un set Seymour Duncan. È diventata una macchina da guerra.

Yamaha Pacifica 611/612: L’Upgrade Che Vale

Passiamo a un’altra bestia, sempre della famiglia Pacifica, ma di un altro livello: la serie 600. Qui Yamaha si fa seria. Se la 112V è la cavalla da lavoro, la 611 (o la 612, che ha tre single coil al posto dell’humbucker al ponte) è il purosangue.

Quando ho provato la prima 611, mi sono reso conto che Yamaha non stava scherzando. Non è solo un upgrade di componentistica, è proprio un altro strumento, un’altra esperienza al tatto e all’orecchio. È la risposta di Yamaha a chi cerca una chitarra “definitiva” senza svenarsi per un marchio americano.

Caratteristiche Tecniche della Pacifica 611VFMX (e 612)

Corpo: Ontano (Alder) con un top in Acero fiammato (Flame Maple) o quilted (Quilted Maple), a seconda del modello specifico. Il top non è solo estetico, aggiunge un po’ di brillantezza e sustain.
Manico: Acero (Maple), bolt-on, spesso con finitura satinata per una maggiore scorrevolezza.
Tastiera: Palissandro (Rosewood) o Ebano (Ebony) su alcuni modelli, con 22 tasti medium jumbo. Il raggio è sempre 13.75″ (350mm).
Profilo Manico: Simile al “C” sottile della 112V, ma con una sensazione di maggiore rifinitura.
Scala: 25.5″ (648mm), la stessa della 112V.
Pickup: E qui si fa sul serio. La 611 monta un Seymour Duncan SP90-1n al manico (un P90 cremoso e potente) e un Seymour Duncan Custom 5 TB-14 al ponte (un humbucker potente ma con un bel voicing vintage). La 612 ha tre Seymour Duncan SSL-1 single coil, per i suoni più Strat-like. Entrambe hanno il coil split per l’humbucker (sulla 611).
Ponte: A seconda del modello, puoi trovare un Wilkinson VS50-6 (un tremolo a due pivot molto stabile e funzionale) o un hardtail string-through-body (ponte fisso con corde passanti attraverso il corpo) per massimo sustain e stabilità.
Meccaniche: Grover Locking Tuners. Queste sono una manna dal cielo per la stabilità dell’accordatura e per cambiare le corde in fretta.
Finitura: Lucida poliuretanica, con colori e trasparenze che valorizzano il top in acero.

Sentimento Popolare: Cosa Dicono i Forum e Gli Acquirenti

La Pacifica 611 è un vero e proprio “sleeper hit” nel mondo delle chitarre di fascia media. Chi la scopre, spesso la ama. Viene regolarmente citata come una delle migliori chitarre “bang for buck” sul mercato.

Il consenso generale è che è una chitarra che suona e si sente molto più costosa di quanto non sia. I pickup Seymour Duncan sono un punto di forza enorme, offrendo una gamma di suoni professionali e un carattere distintivo. Il manico è veloce e comodo, e le meccaniche autobloccanti sono una chicca.

Le critiche sono poche. Alcuni potrebbero non amare la configurazione P90/Humbucker della 611, preferendo i tre single coil della 612 per un suono più tradizionale. Altri potrebbero trovare l’estetica ancora un po’ “conservativa” rispetto a marchi più aggressivi. Ma sono dettagli, non difetti.

Pro e Contro in Relazione al Prezzo (600-800€)

PRO: Componentistica di altissimo livello: Pickup Seymour Duncan, meccaniche Grover locking, ponte Wilkinson.
Legni e costruzione impeccabili: Top in acero, corpo in ontano, assemblaggio perfetto.
Versatilità sonora estrema: P90 + humbucker (o 3 single coil) + coil split coprono tutto.
Stabilità dell’accordatura: Grazie alle meccaniche e al ponte, è rocciosa.
Suonabilità superiore: Manico satinato, tastiera ben rifinita.

CONTRO: Prezzo: È un investimento maggiore rispetto alla 112V, ma ne vale ogni centesimo.
Estetica: Ancora sullo stile “Superstrat” classico, potrebbe non piacere a tutti.
Peso: L’ontano è leggero, ma con il top in acero può essere leggermente più pesante della 112V.

Per Chi È Adatta / Chi Dovrebbe Evitarla

Adatta a: Chitarristi intermedi e avanzati: Che cercano un upgrade serio e uno strumento affidabile per live e studio.
Musicisti che cercano versatilità: Se suoni in diversi contesti e hai bisogno di una vasta gamma di suoni.
Chi apprezza la qualità costruttiva: E non vuole pagare il “marchio” su chitarre americane di pari livello.
Chi cerca un rapporto qualità/prezzo imbattibile: Qui Yamaha offre davvero tanto.

Da evitare se: Hai un budget molto limitato: In quel caso, la 112V è più indicata.
Cerchi un’estetica molto specifica o “vintage”: Il design è moderno e funzionale.
Non apprezzi i pickup P90: Ma ti consiglio di provarli, sono fantastici!

La Pacifica 611 è la chitarra che consiglio a chi vuole fare sul serio senza dover ipotecare la casa. L’ho vista fare a pezzi chitarre che costavano il doppio. Se ne trovi una usata in buone condizioni, è un affare da non perdere.

Yamaha Revstar Element RSE20: Il Ritorno di Stile

Cambiamo completamente genere, ma restiamo in casa Yamaha. La serie Revstar è stata un vero e proprio colpo di genio di Yamaha, un tentativo di creare un’identità originale nel mercato delle chitarre elettriche, ispirandosi alle moto cafè racer giapponesi. E, a mio parere, ci sono riusciti alla grande.

Quando le Revstar sono uscite la prima volta, ero scettico. Un’altra “nuova serie” che prova a fare la voce grossa? Poi ho preso in mano una RSE20, la versione “Element”, e ho capito che non era solo marketing. Era una chitarra con un carattere tutto suo, un feeling diverso dalle solite strato-cloni o Les Paul-cloni.

Caratteristiche Tecniche della Revstar Element RSE20

Corpo: Mogano (Mahogany), con una costruzione chambered (camerata). Questo significa che il corpo è “svuotato” all’interno per ridurre il peso e aumentare la risonanza, senza sacrificare il sustain. Un tocco di classe per questa fascia.
Manico: Mogano (Mahogany), set-neck (incollato). Un classico per le chitarre orientate al rock e al blues, che contribuisce al sustain e alla pienezza del suono.
Tastiera: Palissandro (Rosewood) o Alloro (Indian Laurel), 22 tasti jumbo. Il raggio è 12″ (304.8mm), più piatto rispetto alle Pacifica, ideale per i bending e per un feel più “moderno”.
Profilo Manico: Il profilo Revstar, un “C” abbastanza comodo, non troppo sottile, che riempie bene la mano.
Scala: 24.75″ (628.6mm), la scala Gibson-style. Questo si traduce in una tensione delle corde minore, facilitando i bending, e un suono leggermente più caldo e corposo.
Pickup: Due humbucker Yamaha Alnico V (VH3). Sono pickup potenti, con un buon output, perfetti per il rock e il blues.
Ponte: Tune-o-matic con stopbar tailpiece. Un ponte fisso, robusto e affidabile, che garantisce massimo sustain e stabilità dell’accordatura.
Meccaniche: Standard die-cast, tengono bene l’accordatura.
Finitura: Lucida poliuretanica, spesso con colori opachi e un look “vissuto” che si abbina bene allo stile retrò-moderno.

Sentimento Popolare: Cosa Dicono i Forum e Gli Acquirenti

Le Revstar, in generale, hanno conquistato molti chitarristi. La serie Element, in particolare, è apprezzata per l’ottimo rapporto qualità-prezzo. Viene vista come un’alternativa valida e con una propria identità alle chitarre più “tradizionali” come Les Paul o SG.

Molti lodano il comfort del corpo chambered, che rende la chitarra più leggera e risonante. Il suono degli humbucker Yamaha è considerato versatile e potente, ottimo per rock, blues e anche generi più pesanti. Il manico è comodo e il ponte fisso garantisce stabilità.

Le “critiche”? Alcuni potrebbero trovare i pickup un po’ generici se confrontati con pickup di marca, ma sono comunque buoni. Le meccaniche standard, pur essendo funzionali, potrebbero essere il primo upgrade per chi cerca il massimo della stabilità.

Pro e Contro in Relazione al Prezzo (500-600€)

PRO: Design originale e distintivo: Si distingue dalla massa.
Corpo chambered: Leggero, risonante, confortevole.
Suono potente e corposo: Ottimo per rock e blues grazie agli humbucker e al mogano.
Costruzione set-neck: Contribuisce al sustain.
Rapporto qualità/prezzo: Difficile trovare un design così curato e una costruzione chambered a questo prezzo.

CONTRO: Pickup: Buoni, ma non hanno la “firma” di pickup più blasonati.
Meccaniche: Standard, non autobloccanti.
Versatilità: Meno versatile di una Pacifica HSS, più orientata a suoni humbucker.

Per Chi È Adatta / Chi Dovrebbe Evitarla

Adatta a: Chitarristi rock/blues: Che cercano un suono caldo, potente e un buon sustain.
Chi vuole distinguersi: Con un design unico e non convenzionale.
Musicisti che cercano comfort: Il corpo chambered la rende leggera e ben bilanciata.
Chi apprezza la costruzione set-neck e la scala corta: Per un feeling diverso e più “morbido”.

Da evitare se: Cerchi la massima versatilità: Una Pacifica HSS è più adatta.
Non ami gli humbucker: E preferisci i single coil.
Vuoi un ponte tremolo: Qui si va di fisso.

La Revstar Element RSE20 è una chitarra che mi ha sorpreso. Quando l’ho provata, ho sentito subito che aveva un’anima. Non è la solita chitarra “me too”, è un’affermazione. E per il prezzo, è un affare per chi cerca qualcosa di diverso.

Yamaha Revstar Standard RSS20: Il Passo Successivo

Se la Revstar Element è l’ingresso nel mondo Revstar, la serie Standard è il vero fiore all’occhiello. Qui Yamaha alza l’asticella, offrendo componentistica di livello superiore e

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