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Les Paul: 7 modelli iconici che hanno fatto storia

Quando si parla di chitarre elettriche, c’è un nome che risuona quasi come una divinità, un’icona scolpita nel legno e nel rock and roll: la Les Paul. Non è solo uno strumento; è un pezzo di storia, una leggenda con cui generazioni di chitarristi hanno plasmato il loro suono. E fidatevi, se ci sono riuscito io a metterci le mani, a smontarla, rimontarla e capire come funziona, potete farlo anche voi.

La prima volta che ho preso in mano una Les Paul, ero un ragazzino con le tasche vuote e gli occhi pieni di sogni. Non era un modello pregiato, una delle tante repliche che giravano, ma sentivo già quel peso, quella risonanza. Era come tenere in mano un pezzo di storia, la stessa che aveva fatto vibrare le corde di Jimmy Page, Slash, Gary Moore. Non è un caso che questa chitarra sia rimasta così rilevante per oltre settant’anni.

Dietro ogni modello di chitarra elettrica Les Paul c’è una storia, una scelta di design, un’innovazione che ha lasciato il segno. Non si tratta solo di legni o pickup, ma del contesto in cui sono nati, delle mani che li hanno suonati e del suono che hanno generato. In questo articolo, non voglio farvi una lezione accademica, ma raccontarvi un po’ come ho imparato a conoscerle io, da appassionato che si sporca le mani in garage. Vediamo insieme sette modelli che, secondo me, hanno davvero fatto la differenza.nn

L’inizio di una Leggenda: Dalla Collaborazione Inaspettata al Goldtop Originale

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Gli anni successivi al ’52 furono un periodo di rapida evoluzione per la Les Paul. Gibson capì che doveva migliorare l’usabilità dello strumento e, soprattutto, affrontare la sfida dei rumori di fondo che affliggevano i single coil. È qui che entra in gioco un’innovazione che avrebbe cambiato per sempre il mondo della chitarra elettrica.nn

2. La Les Paul Goldtop del 1957 (con Humbucker PAF): La Rivoluzione Silenziosa

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nDopo aver sperimentato con ponti più funzionali come il tune-o-matic e il stopbar (già nel ’56), il 1957 è l’anno in cui la Les Paul trova la sua configurazione quasi definitiva. Il ponte tune-o-matic, con le sue sellette regolabili, risolveva il problema dell’intonazione in modo brillante. Ma la vera rivoluzione fu l’introduzione dei pickup humbucker.

Caratteristiche chiave:
Pickup: I leggendari humbucker “PAF” (Patent Applied For). Progettati da Seth Lover, questi pickup erano la risposta di Gibson ai ronzii dei single coil. Due bobine cablate in controfase che “cancellavano l’hum” (da cui il nome). Il suono, però, non era solo “silenzioso”; era più grosso, più caldo, con un output maggiore e un sustain incredibile.
Corpo e Manico: Simili ai modelli precedenti, con mogano e acero, e un manico robusto.
Finitura: Ancora Goldtop, ma anche le prime versioni Custom, le “Black Beauty,” iniziavano a montare i PAF.

Il suono dei PAF è leggendario. È il suono del rock blues, del jazz, del rock classico. È grasso, cremoso, con una definizione che i P-90, pur splendidi, non potevano eguagliare. Ho smontato pickup PAF replica nel mio garage un sacco di volte, cercando di capire i segreti di quelle bobine, la tensione del filo, i magneti Alnico. È una scienza, ma anche un’arte. Quando suoni una chitarra con dei buoni PAF, senti che il suono è lì, pronto a esplodere. È potente, ma può essere anche dolce e chiaro se abbassi il volume. Questo modello, con il tune-o-matic e i PAF, è stata la vera svolta.nn

3. La Les Paul Standard del 1959 “Burst”: Il Santo Graal

Se c’è una chitarra che è diventata il simbolo assoluto della Les Paul, il sogno proibito di ogni chitarrista, è la Standard del 1959, universalmente conosciuta come “Burst”. Prodotta in numeri relativamente piccoli (circa 643 esemplari quell’anno), è diventata la chitarra più collezionata e imitata al mondo.

Caratteristiche chiave:
Finitura: La caratteristica finitura “sunburst” (da cui il nome “Burst”), che metteva in risalto le fiammature spettacolari dell’acero del top. Ogni Burst è unica, con fiammature che vanno da sottili a incredibilmente profonde. È quasi un’opera d’arte naturale.
Manico: Il profilo del manico del ’59 è spesso considerato il più comodo e bilanciato. Non è spesso come un ’52,
é sottile come un ’60. È “just right” per molti, e non posso che essere d’accordo. Ho avuto la fortuna di provare una riproduzione Custom Shop fedelissima, e la sensazione è unica.
Pickup: Ancora i PAF, ma con le loro tolleranze di produzione che li rendevano tutti leggermente diversi. Questo è il bello (e il difficile) dei PAF: non ce
‘erano due uguali. Alcuni erano più caldi, altri più aperti. È parte del loro fascino.
Corpo: Mogano monopezzo per il body e top in acero fiammato. La qualità dei legni usati in quel periodo era eccezionale.

Il ’59 Burst è la chitarra di Jimmy Page in “Whole Lotta Love”, di Eric Clapton nei Bluesbreakers, di Peter Green. Il suo suono è diventato la colonna sonora del rock classico. È calda, risonante, con un sustain infinito e una dinamica incredibile. Il prezzo di un originale oggi è astronomico, ma il suo design e il suo suono continuano a ispirare. Per un hobbista come me, capire cosa rende un Burst così speciale significa capire l’importanza della scelta dei legni, della qualità dei pickup e della costruzione generale. È una lezione di liuteria, anche se raramente accessibile.nn

Anni Difficili e Ritorno in Grande Stile: La Les Paul si Reinventa

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The Beauty of the 'Burst: Gibson Sunburst Les Pauls from '58 to '60
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nnDopo il 1960, la popolarità della Les Paul calò. Gibson la considerava un modello “vecchio” e, per un breve periodo, la sostituì con un nuovo design più moderno e sottile: la SG. Per quasi un decennio, la vera Les Paul sparì dai cataloghi Gibson. Ma la storia, come spesso accade, aveva altri piani. I chitarristi blues e rock inglesi, che la compravano usata a poco prezzo, iniziarono a farla ruggire, rendendola una leggenda. Gibson capì l’errore e nel 1968 la Les Paul tornò, più forte che mai.nn

4. La Les Paul Custom del 1968 “Black Beauty”: Il Ritorno dell’Eleganza

Il 1968 segna il grande ritorno della Les Paul, e tra i modelli reintrodotti c’era la Les Paul Custom, la “Black Beauty”. Questa chitarra aveva già una storia gloriosa negli anni ’50, ma la versione ’68 riprendeva il meglio del passato, aggiungendo un tocco di modernità.

Caratteristiche chiave:
Finitura: Nera lucida (ebony), con binding multiplo su corpo e paletta. Era ed è ancora una chitarra di una bellezza mozzafiato, che trasuda eleganza e aggressività allo stesso tempo.
Pickup: Spesso equipaggiata con tre humbucker (uno al manico, uno centrale, uno al ponte), anche se esistevano versioni a due. La configurazione a tre pickup era tipica delle Custom e dava una varietà timbrica pazzesca, anche se molti chitarristi alla fine usavano solo i due estremi.
Tastiera: Ebano, un legno durissimo e scorrevole, tipico delle Custom, che contribuisce a un attacco più brillante e un sustain maggiore.
Costruzione: Corpo interamente in mogano, senza il top in acero dei modelli Standard. Questo le conferiva un suono più scuro, più medioso e un peso notevole.

La Custom del ’68 è una chitarra per chi ama il sustain infinito e un suono grasso, potente. Ricordo di averne provata una in un negozio, era un mattone! Ma una volta che la imbracci, senti tutta quella risonanza. È stata la chitarra di molti eroi del hard rock e del metal nascente. È un simbolo di potenza e raffinatezza. Se vi piace smanettare con l’elettronica, una Custom a tre pickup offre un sacco di possibilità per variare il suono, magari con switch push-pull per splittare le bobine. Ne ho parlato in un articolo su come modificare la chitarra elettrica, e la Les Paul Custom è un ottimo banco di prova.nn

5. La Les Paul Deluxe del 1969/70: L’Era dei Mini-Humbucker

Con il ritorno della Les Paul, Gibson cercò anche di innovare e di offrire nuove opzioni. La Les Paul Deluxe, introdotta nel 1969, è un esempio perfetto di questo periodo di sperimentazione. È un modello che spesso viene un po’ sottovalutato, ma che ha un carattere tutto suo.

Caratteristiche chiave:
Pickup: La caratteristica distintiva della Deluxe sono i suoi mini-humbucker. Questi pickup, originariamente progettati per le chitarre Epiphone (che Gibson aveva acquisito), sono più piccoli dei PAF standard. Hanno un suono più brillante, più “ringhioso”, con meno medi e un attacco più definito rispetto ai fratelli maggiori.
Corpo: Mogano con top in acero. In questo periodo, a causa della scarsità di legni di grandi dimensioni, Gibson iniziò a usare il “pancake body” per alcuni modelli, dove il corpo era composto da strati sottili di mogano incollati orizzontalmente. Questo è un dettaglio che i puristi spesso criticano, ma in pratica non tutti riescono a percepirne la differenza sonora, se non forse un leggero aumento di peso.
Manico: Profilo simile a quello delle Standard dell’epoca, spesso con volute sulla paletta per rinforzare la giunzione manico/paletta.

La Deluxe è stata la chitarra di Pete Townshend degli Who per gran parte degli anni ’70, e il suo suono tagliente e potente è inconfondibile. Se cercate un suono Les Paul che non sia il solito grasso PAF, ma qualcosa di più brillante e percussivo, la Deluxe è un’ottima scelta. È una chitarra che ti spinge a suonare riff potenti, quasi punk, ma sa anche essere pulita e cristallina. Ho avuto modo di provare una Deluxe originale degli anni ’70, e quel suono un po’ più “aperto” rispetto a una Standard mi ha davvero sorpreso. Non è la chitarra per tutti, ma per chi cerca un timbro specifico, è una gemma.nn

Gli Anni Ottanta e Oltre: La Les Paul si Adatta

Gli anni ’70 e ’80 portarono nuove sfide e nuove tendenze musicali. La Les Paul, pur mantenendo la sua estetica classica, dovette adattarsi, offrendo modelli più accessibili o con caratteristiche pensate per i chitarristi moderni.nn

6. La Les Paul Studio del 1983: L’Essenza della Les Paul Accessibile

Introdotta nel 1983, la Les Paul Studio nasce con un obiettivo chiaro: offrire l’essenza del suono e del feel Les Paul a un prezzo più accessibile. È stata la mia porta d’ingresso nel mondo delle Les Paul “vere”, e per molti è ancora oggi la scelta giusta.

Caratteristiche chiave:
Costruzione Semplificata: La Studio rinuncia a fronzoli estetici come il binding sul corpo e sul manico, e spesso ha finiture meno elaborate. L’idea era ridurre i costi di produzione senza compromettere troppo il suono.
Corpo: Mogano con top in acero, proprio come le Standard più costose. Spesso, per ridurre il peso, Gibson iniziò a utilizzare il “weight relief”, ovvero fori o camere tonali all’interno del corpo. Questo è un argomento di dibattito infinito tra i puristi, ma per me, un po’ di leggerezza in più è sempre benvenuta, soprattutto dopo un concerto di tre ore!
Pickup: Generalmente equipaggiata con humbucker Gibson 490R al manico e 498T al ponte. Questi pickup sono versioni più moderne dei PAF, con un output più alto e un suono più aggressivo, pensati per il rock degli anni ’80 e ’90.
Tastiera: Palissandro o talvolta ebano sui modelli più vecchi.

La Studio è una chitarra da lavoro, da “cavallo” per chi suona molto. Non ha l’eleganza di una Custom o il valore storico di un Burst, ma ha il suono Les Paul, il sustain, la potenza. È la Les Paul per chi la vuole suonare, non solo guardare. Ne ho avuta una per anni, e l’ho modificata in ogni modo possibile, cambiando pickup, elettronica, meccaniche. È una base fantastica per l’hobbista che vuole sperimentare. È robusta, affidabile e ti permette di concentrarti sulla musica senza preoccuparti di rovinarla.nn

7. La Les Paul Standard degli Anni ’90 (e le Reissue): Il Ritorno alla Tradizione

Dopo gli esperimenti degli anni ’70 e ’80, gli anni ’90 videro un forte desiderio di ritorno alle radici, alla tradizione. Gibson rispose con la produzione di Les Paul Standard che riprendevano sempre più fedelmente le specifiche dei modelli classici degli anni ’50 e ’60. Questo è il periodo in cui iniziano a farsi strada anche le prime vere e proprie “reissue” (riedizioni).

Caratteristiche chiave:
Specifiche Vintage: Le Standard degli anni ’90 e le successive Reissue si concentrano sul replicare le specifiche dei modelli d’oro: manici con profili più fedeli (50s rounded, 60s slim taper), legni selezionati, finiture nitrocellulosa.
Pickup: Spesso equipaggiate con pickup “Classic 57” o “Burstbucker”, che sono tentativi di replicare il suono e le caratteristiche dei PAF originali con maggiore fedeltà. Ho montato diversi Burstbucker sulle mie chitarre e devo dire che si avvicinano molto a quel suono vintage che tutti amiamo.
Costruzione: Maggiore attenzione alla risonanza e al sustain. Anche se il weight relief è rimasto per molti modelli, le versioni più premium e le Reissue cercavano di riproporre corpi solidi o con camere tonali più “musicali”.
Varietà: Questo periodo vede una proliferazione di varianti, con Standard Plus (top fiammati), Standard Premium, e l’inizio della linea Custom Shop che produce repliche quasi perfette dei modelli storici.

Queste Les Paul rappresentano un compromesso eccellente tra il desiderio di possedere un pezzo di storia e la praticità di uno strumento moderno. Non avranno l’aura di un ’59 originale, ma sono chitarre magnifiche, capaci di suoni incredibili e con una suonabilità fantastica. Per me, una buona Standard o una Reissue è il punto di arrivo per chi cerca il suono Les Paul senza dover vendere un rene. Ti danno la possibilità di sperimentare con un setup classico e capire perché quel suono è diventato un’icona.nn

Scegliere la Tua Les Paul: Cosa Guardare (e Cosa Modificare)

Ok, abbiamo fatto un viaggio attraverso la storia di alcuni dei modelli di chitarra elettrica Les Paul più importanti. Ma se stai pensando di prenderne una, o di modificarne una che hai già, cosa devi considerare?

Prima di tutto, il budget. Le Les Paul hanno un range di prezzi enorme, dalle Epiphone economiche (che sono ottime basi per il DIY) alle Custom Shop da migliaia di euro. Non devi per forza puntare al top per avere una buona chitarra.

Poi, pensa al suono che cerchi:
P-90: Se ami il blues più grezzo, il rockabilly, un suono con più “morso” e meno compressione.
Humbucker PAF-style: Per il rock classico, il blues-rock, un suono più caldo, grasso, con tanto sustain.
Mini-Humbucker: Se vuoi qualcosa di più brillante, tagliente, con un attacco più percussivo.
Humbucker Moderni (490R/498T, Burstbucker): Per un suono più potente, più adatto al rock moderno e all’hard rock, con un output maggiore.nNon sottovalutare l’importanza del manico. I profili variano un sacco, dal “baseball bat” degli anni ’50 al “slim taper” dei ’60. Provali, se puoi. È una questione di feeling personale. Io preferisco i profili più cicciotti, mi danno più “legno” da tenere in mano e credo contribuiscano al sustain.

Un altro aspetto fondamentale è il peso. Le Les Paul sono notoriamente pesanti. Se hai problemi alla schiena o suoni per ore, una con “weight relief” o “chambered” potrebbe essere una soluzione più confortevole. Non ascoltare chi dice che “devono essere per forza pesanti per suonare bene”. È una questione di preferenze e di compromessi.nn

Tips per l’Hobbista e il Modificatore

nn Pickup: Se hai una Les Paul entry-level, cambiare i pickup è la prima cosa che ti consiglio per migliorarne drasticamente il suono. Ci sono migliaia di opzioni aftermarket che replicano PAF, P-90, o offrono suoni moderni. È un lavoro che, con un po’ di pazienza e un buon saldatore, puoi fare tranquillamente in garage.
Elettronica: Potenziometri, condensatori, switch. Anche qui, un upgrade può fare miracoli. I potenziometri CTS, i condensatori Orange Drop o PIO (Paper in Oil) possono dare una risposta più lineare e un tono più ricco.
Hardware: Meccaniche bloccanti, un ponte tune-o-matic di qualità. Non cambieranno il suono radicalmente, ma miglioreranno la stabilità dell’accordatura e il sustain.
Setup: Non importa quanto sia costosa la tua Les Paul, un buon setup professionale (o fatto bene da te, se hai imparato) è fondamentale. Intonazione, azione delle corde, altezza dei pickup: tutto contribuisce al feel e al suono.

La Les Paul è una chitarra che si presta benissimo alla modifica. È un classico, ma non ha paura di essere personalizzata. Ricorda, il bello del fai da te è proprio questo: capire come funziona, metterci le mani e farla suonare tua.nn

Conclusioni: La Les Paul, una Tela Sonora Infinita

Abbiamo percorso un pezzo di storia, dai primi passi incerti del ’52 fino alle sofisticate riedizioni moderne. Ogni modello di Les Paul che abbiamo visto ha contribuito a definire il suono di un’epoca, a ispirare generazioni di musicisti e, nel mio piccolo, a farmi venire voglia di sporcarmi le mani.

La Les Paul non è solo una chitarra; è un’istituzione, un punto di riferimento. È un design che, nonostante le evoluzioni e le varianti, ha mantenuto la sua anima e la sua inconfondibile voce. Che tu stia sognando un ’59 Burst inarrivabile o smanettando su una Studio per trovarne il suono perfetto, il fascino di questa chitarra è destinato a durare.

Spero che questo viaggio tra i modelli iconici ti abbia dato qualche spunto in più, qualche aneddoto da raccontare al prossimo concerto o semplicemente la voglia di prendere in mano la tua Les Paul (o una che ti piace) e scoprire cosa ha da dire. Perché alla fine, la vera storia non è quella che si legge nei libri, ma quella che scrivi tu con le tue mani e il tuo suono.

Per approfondire la storia e le specifiche dei modelli Gibson Les Paul, vi consiglio di dare un’occhiata al sito ufficiale di Gibson, che offre un’ottima sezione storica e dettagliata sui suoi strumenti: Gibson.com – Les Paul. È sempre utile confrontare le informazioni e vedere come la stessa azienda racconta la propria storia.nn

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