Storia pickup chitarra: 3 innovazioni che cambiarono tutto

Quante volte abbiamo sognato un suono, quel suono preciso che sentiamo in un disco e che ci fa scattare la scintilla? Per me è sempre stato così. E ogni volta, finisco per pensare al cuore della chitarra elettrica: il pickup. Quel pezzo di magnete e filo che trasforma le vibrazioni delle corde in un segnale elettrico. Magia? No, ingegneria. Ma anche tanta passione e colpi di genio.

Da hobbista, ho smontato, riavvolto, modificato decine di questi “sensori sonori”. E ogni volta, mi rendo conto di quanto sia affascinante la loro storia. Non è solo questione di rame e magneti. È una storia di uomini, di problemi da risolvere, di intuizioni geniali che hanno letteralmente dato voce a uno strumento che prima non ce l’aveva.

Oggi non voglio farti una lezione da professore. Voglio raccontarti, da appassionato ad appassionato, tre momenti chiave, tre innovazioni che hanno scolpito il suono della chitarra elettrica come la conosciamo. Tre storie che, te lo assicuro, ti faranno guardare il tuo prossimo pickup con occhi diversi.

Preparati, perché andremo a scavare un po’ nel passato, nel fumo di sigaretta dei primi club e nelle officine polverose dove sono nati questi piccoli miracoli.

L’alba dell’elettrico: quando la chitarra aveva bisogno di farsi sentire (e Rickenbacker rispose)

JEMJR Steve Vai - White
JEMJR Steve Vai – White
★ 4.4 (212 recensioni)

Vedi su Amazon

Immaginate la scena, siamo negli anni ’20, ’30. Le orchestre jazz e le big band riempiono i locali. Ci sono trombe, sassofoni, batterie che picchiano forte. E la povera chitarra acustica? Si perdeva nel casino. Un po’ come la mia voce quando cerco di farmi sentire a un concerto metal.

Serviva volume. Serviva che la chitarra elettrica esistesse.

La vera svolta, quella che ha messo le basi per tutto il resto, è arrivata da un certo George Beauchamp, insieme a Adolph Rickenbacker. Erano un po’ dei pionieri, degli smanettoni ante-litteram. Nel 1931, Beauchamp aveva già sperimentato con fonografi e pickup rudimentali.

L’idea era semplice, sulla carta: prendere le vibrazioni delle corde metalliche e trasformarle in un segnale elettrico da amplificare.

Il loro primo successo commerciale fu la “Frying Pan”, la chitarra hawaiana in alluminio fuso, chiamata così per la sua forma. Era il 1932. Il pickup montato su quello strumento era un mostro: due magneti a ferro di cavallo che abbracciavano le corde, con una bobina avvolta al centro.

Era un trasduttore magnetico potente, brutale, ma faceva il suo lavoro. Dava alla chitarra una voce. Un suono crudo, quasi metallico, con un sustain che per l’epoca era pazzesco. Non era raffinato, ma era udibile. E questo, credetemi, era tutto ciò che contava.

Capite l’importanza? Senza quel primo passo, senza quel pickup grezzo ma efficace, non avremmo avuto nulla di quello che è venuto dopo. È stata la scintilla che ha acceso l’intera rivoluzione della chitarra elettrica.

Quindi, la prossima volta che vedi una chitarra Rickenbacker, pensa a Beauchamp e al suo coraggio di sperimentare. Hanno aperto la strada.

Innovazione 1: La Rivoluzione Single Coil – Il suono tagliente di Leo Fender

Dopo i pionieri, arrivò Leo Fender. E Leo non era un liutaio, era un tecnico elettronico. Il suo approccio? Pragmatico, quasi ossessivo nel risolvere i problemi e rendere le cose semplici, efficaci e producibili in serie. Un po’ come me quando cerco di cablare un pedale: deve funzionare, essere robusto e non farmi impazzire.

Il suo genio si manifestò con i pickup single coil, che hanno definito il suono di intere generazioni di chitarristi.

Il pickup della Telecaster: essenziale e diretto

Quando penso alla Telecaster, penso a un mulo da soma. Robusta, semplice, con un suono che taglia l’aria. E gran parte di quel carattere viene dal suo pickup.

Il pickup al ponte della Telecaster, in particolare, è un capolavoro di essenzialità.

Design: Presenta sei poli piatti (pezzi polari) in Alnico (una lega magnetica), avvolti da centinaia, a volte migliaia, di spire di filo di rame sottilissimo. Il tutto è spesso protetto da una base in acciaio che contribuisce al campo magnetico e al suo suono distintivo.
Suono: È brillante, tagliente, con un “twang” inconfondibile. Perfetto per il country, il rockabilly, il blues più aggressivo. Quel suono “snap” che ti fa muovere il piede. Lo sentite in brani di artisti come Muddy Waters o Keith Richards. È un suono senza fronzoli, che va dritto al punto.

on è un caso che Leo abbia iniziato con un pickup così. Voleva volume, certo, ma anche chiarezza e attacco. E con la Telecaster, ha centrato in pieno l’obiettivo.

I pickup della Stratocaster: scultorei e versatili

Poi è arrivata la Stratocaster, nel 1954. E con essa, una raffinazione del concetto di bobina singola.

I pickup della Stratocaster sono anch’essi single coil, ma con una differenza chiave: i poli sono “staggered”, cioè a gradini. Ogni polo ha un’altezza diversa per compensare le diverse tensioni e volumi delle corde.

Design: I poli sono spesso più alti sotto le corde più potenti (sol, re) e più bassi sotto quelle più sottili (mi cantino) o più spesse (mi basso, la). Questo per bilanciare il volume di ogni corda.
Suono: Questo design, unito a leggere variazioni nell’avvolgimento, ha dato alla Stratocaster un suono più “campanellato”, con un attacco più morbido e una maggiore risonanza. È il suono del blues, del rock classico, del funky. Pensate a Jimi Hendrix, David Gilmour, o John Mayer. Versatile, ricco di armoniche, con quella trasparenza che ti permette di sentire ogni nota.

Quando ho provato a riavvolgere un pickup single coil per una mia Stratocaster DIY, ho capito che non è solo filo e magneti. C’è una scienza dietro, ma anche tanto “orecchio” e tanti tentativi. Le piccole differenze nel numero di spire, nel tipo di filo (AWG 42, AWG 43), nel magnete (Alnico II, III, V) cambiano radicalmente il carattere del suono.

Mimmo’s Tip: L’orientamento dei magneti e la fase

Un dettaglio che spesso si ignora, ma che è fondamentale quando si modifica una chitarra, è l’orientamento dei magneti e la direzione di avvolgimento delle bobine.

Se monti due single coil con magneti orientati nella stessa polarità (ad esempio, entrambi Nord verso le corde) e avvolti nella stessa direzione, quando li usi insieme (ad esempio, posizioni intermedie della Strat), sentirai un bel po’ di rumore.

Per avere la cancellazione del ronzio (come in un humbucker, di cui parleremo tra poco) quando usi due single coil insieme, devi fare in modo che siano “hum-cancelling”. Questo si ottiene con:

Polarità magnetica opposta: Un pickup con il polo Nord verso le corde, l’altro con il polo Sud.
Direzione di avvolgimento opposta: Se uno è avvolto in senso orario, l’altro in senso antiorario.

Questa combinazione “RWRP” (Reverse Wound, Reverse Polarity) è quella che ti dà il suono pulito e brillante delle posizioni intermedie di una Stratocaster, senza il fastidioso 60-cycle hum. L’ho imparato a mie spese, cablando un set di pickup e chiedendomi perché faceva rumore come una motosega!

Innovazione 2: L’Humbucker – Il gigante silenzioso di Gibson

Mentre Fender faceva furore con i suoi single coil, brillanti e pieni di carattere, c’era un problema che affliggeva tutti i chitarristi elettrici dell’epoca: il rumore. Quel fastidioso ronzio a 50 o 60 Hz (il “hum” o “60-cycle hum”) che ti tormentava, soprattutto quando alzavi il volume o usavi un po’ di distorsione.

Immaginate: siete sul palco, suonate un assolo e l’amplificatore ronza come un alveare arrabbiato. Frustrante, vero?

Qui entra in gioco Gibson, la storica rivale di Fender, e un uomo di nome Seth Lover.

Il problema del rumore e la soluzione geniale

Gibson era alla ricerca di un pickup che fosse più potente, più “grosso” nel suono, e soprattutto, silenzioso. Volevano superare i limiti dei single coil in termini di rumore e di output.

Seth Lover, ingegnere di Gibson, ebbe l’intuizione geniale nel 1955. La sua idea era di prendere due bobine single coil identiche e affiancarle, cablandole in un modo particolare.

Principio: Le due bobine sono avvolte in direzioni opposte (una in senso orario, l’altra antiorario) e i loro magneti hanno polarità opposte.
Magia: Quando il segnale della corda attraversa le bobine, viene sommato in fase, producendo un segnale forte. Ma il rumore ambientale (il “hum”), che è un’interferenza elettromagnetica esterna, viene captato da entrambe le bobine in controfase. Questo significa che i due segnali di rumore si annullano a vicenda.

Ecco il “hum-cancelling” in azione! Da qui il nome: humbucker, letteralmente “eliminatore di ronzio”.

Il PAF: il suono che ha cambiato il rock

Il primo humbucker prodotto da Gibson fu il leggendario PAF, acronimo di “Patent Applied For” (brevetto richiesto). Questo perché, quando uscirono sul mercato alla fine degli anni ’50, il brevetto era stato depositato ma non ancora concesso.

Quel piccolo adesivo “Patent Applied For” sul retro del pickup è diventato un simbolo, un segno distintivo dei primi, e oggi costosissimi, humbucker Gibson. Ogni PAF aveva piccole variazioni negli avvolgimenti, rendendo ogni esemplare quasi unico. Questo ha generato un culto attorno a questi pickup, con chitarristi e collezionisti alla ricerca del “golden era” tone.

Suono: Il pickup humbucker ha un suono più grosso, più caldo, con più sustain e una risposta in frequenza più ricca sulle medie. È meno brillante e tagliente di un single coil, ma compensa con una potenza e una pienezza incredibili. È il suono del rock, del blues-rock, del jazz-fusion. Pensate a artisti come Jimmy Page, Eric Clapton (nella sua fase Les Paul), o BB King.

Il primo humbucker che ho smontato mi ha fatto capire il genio di Lover. Due bobine, un’idea semplice ma rivoluzionaria. E quante volte noi DIYer cerchiamo soluzioni “furbe” a problemi complessi? A volte, la soluzione è proprio sotto il nostro naso.

Mimmo’s Tip: Come sdoppiare un Humbucker per più versatilità

La bellezza di un humbucker è la sua pienezza, ma a volte si vuole quel suono più sottile e brillante del single coil. Molti humbucker moderni (a 4 conduttori più la massa) permettono di “sdoppiare” la bobina, cioè di usare solo una delle due bobine per un suono più simile a un single coil.

Per farlo, basta interrompere il collegamento tra le due bobine e mandare a massa uno dei due fili interni. Questo può essere fatto con un push-pull potenziometro o uno switch. È una modifica relativamente semplice ma che apre un mondo di possibilità sonore alla tua chitarra.

Quando ho cablato il mio primo humbucker splittabile, mi sono sentito un piccolo Seth Lover nel mio garage. La versatilità che aggiunge a una chitarra è incredibile. Se non l’hai mai fatto, ti consiglio di provare!

Innovazione 3: Il Filter’Tron di Gretsch – Chiarezza e Twang, senza compromessi

Dopo il ronzio dei single coil e la pienezza (a volte percepita come “muddy” o impastata) degli humbucker PAF, c’era ancora spazio per un suono diverso, qualcosa che combinasse il meglio dei due mondi. E questo è dove entra in scena Gretsch, con il suo iconico Filter’Tron.

Gretsch aveva una sua identità sonora ben definita, legata al rockabilly, al country e a un certo tipo di jazz. Pensate a chitarristi come Chet Atkins o Duane Eddy. Il loro suono era twangy, brillante, ma con una certa corposità che i single coil puri non sempre davano.

Ray Butts: l’uomo dietro il suono Gretsch

Il genio dietro il Filter’Tron fu Ray Butts, un tecnico elettronico che collaborò con Gretsch e, in particolare, con Chet Atkins. Atkins voleva un pickup hum-cancelling che però mantenesse la chiarezza e il “twang” che amava, senza la compressione e la risposta sui medi dei PAF di Gibson.

Butts studiò attentamente i pickup esistenti e sviluppò una sua soluzione, brevettata nel 1957, quasi contemporaneamente al PAF di Lover.

Design: A differenza del PAF, che usava due bobine larghe e basse, il Filter’Tron impiegava due bobine più piccole e alte, con magneti ceramici o Alnico a barra posizionati sotto le bobine, anziché i poli singoli che attraversavano le bobine. Spesso avevano anche una griglia metallica esterna che contribuiva alla schermatura.
Principio: Anche il Filter’Tron è un humbucker, basato sul principio della cancellazione di fase per il rumore. Ma il suo design diverso, con bobine più piccole e un campo magnetico più concentrato, gli conferiva un carattere sonoro unico.

Il suono Gretsch: brillantezza con corpo

Il suono del Filter’Tron è difficile da descrivere se non lo si è mai sentito. È una via di mezzo tra un single coil e un humbucker tradizionale.

Suono: Ha una brillantezza e una chiarezza che ricordano i single coil, ma con la pienezza e l’assenza di rumore di un humbucker. Ha un “twang” distintivo, ma non è sottile. È articolato, dinamico, con un’ottima separazione delle note e una risposta eccellente agli armonici. È meno “mid-heavy” di un PAF, risultando più aperto.

È il suono che ha definito generi e artisti. Pensate a Brian Setzer degli Stray Cats, o a George Harrison in alcune delle sue Gretsch. Un suono inconfondibile, che ti fa subito dire: “Ah, è una Gretsch!”.

Il Filter’Tron è un po’ come quel parente che non vedi spesso ma quando arriva fa sempre festa. Un suono unico, che ti fa capire che non c’è solo Fender o Gibson. La sua esistenza dimostra che la ricerca del “suono perfetto” è un viaggio senza fine, fatto di tante strade diverse.

Per approfondire la storia e le specifiche dei Filter’Tron, puoi dare un’occhiata a risorse come Seymour Duncan che spesso pubblica articoli molto dettagliati sulla storia dei pickup e sui loro design originali. Ad esempio, questo articolo sui pickup Gretsch offre una buona panoramica: Gretsch Pickups: History and Tone.

Oltre le tre innovazioni: il viaggio continua

Queste tre innovazioni – i primi pickup magnetici, i single coil di Fender e gli humbucker di Gibson e Gretsch – hanno gettato le basi per quasi tutto ciò che è venuto dopo nel mondo dei trasduttori per chitarra elettrica.

Certo, la storia non finisce qui. Ci sono stati i P90 di Gibson, una sorta di “super single coil” prima dell’avvento degli humbucker, con un suono grosso e ringhioso. Poi sono arrivati i pickup attivi, come gli EMG, che usano un preamplificatore integrato per un output altissimo e un suono ultra-pulito, amati dai metallari e dai chitarristi fusion per la loro dinamica compressa e la loro silenziosità estrema.

E non dimentichiamo le innumerevoli varianti e riletture di questi design classici: humbucker con magneti ceramici, single coil noiseless, pickup stacked, blade pickups… ogni liutaio, ogni marchio ha messo del suo per cercare di migliorare, personalizzare o replicare quei suoni leggendari.

Il tuo percorso nel suono

Da appassionato di liuteria fai da te, ti posso dire che capire la storia e la tecnologia dietro questi piccoli gioielli ti apre un mondo. Ti aiuta a scegliere il pickup giusto per il tuo prossimo progetto, a capire perché un certo suono ti piace o non ti piace, e magari, chissà, a provare a modificarne uno tu stesso.

on serve essere un ingegnere elettronico per apprezzare e sperimentare. Serve curiosità, un po’ di pazienza e la voglia di sporcarsi le mani. Io ho bruciato qualche filo, rotto qualche magnete, ma ogni errore mi ha insegnato qualcosa.

La prossima volta che imbracci la tua chitarra, pensa a quanta storia c’è in quei piccoli blocchetti di metallo e filo sotto le corde. Sono loro che danno voce al tuo strumento, che trasformano la tua musica in qualcosa di tangibile. E tu, ora, hai una storia da raccontare. Magari al prossimo concerto, tra una birra e l’altra.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

it_ITItaliano